
La malattia colpisce 300 milioni di persone nel mondo, soprattutto donne tra i 30 e i 40 anni. Le iniziative per sostenere la prevenzione
Cresce un allarme per la nostra salute. È legato al gonfiore improvviso di braccia o gambe. Sembra un malore di quelli che capitano e se ne vanno con blandi rimedi. Ma il malessere fisico può anche avere i connotati di una malattia cronica importante, il linfedema. Ovvero, anomalia che colpisce i linfonodi, le sentinelle dell’organismo umano ricche di globuli bianchi presenti in varie parti del corpo (ascelle, inguine, collo e addome) provocando il gonfiore dei tessuti.
Giovedì è stata la Giornata mondiale dedicata alle persone affette dalla patologia. Sin dalle 10, nell’aula Leogrande del Palazzo ex Poste di Bari la Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE) ha organizzato collegamenti online con i medici dei centri italiani specializzati nella diagnosi e cura.
“La diagnosi precoce è molto importante – spiega il presidente Sicpre e direttore di Chirurgia plastica all’Istituto Tumori di Bari, Maurizio Ressa - perché consente di evitare la progressione della malattia, preservando la qualità di vita di pazienti che, in molti casi, hanno già dovuto combattere il cancro”. “Nel Centro Linfedema di Bari – sottolinea il professor Giuseppe Giudice, docente di Chirurgia plastica all'Università di Bari e direttore al Centro grandi ustionati del Policlinico pugliese - per la prima volta in Europa, da oltre otto anni viene attuata una nuova metodica che prevede il prelievo di linfonodi dall’addome, per via laparoscopica, con piccole cicatrici e senza procurare possibili linfedema secondari con prelievi da altre sedi corporee. I vasi dei linfonodi vengono collegati a piccoli vasi locali, migliorando nel tempo il drenaggio linfatico della parte malata, fungendo da pompa. I sintomi del linfedema sono spesso sottovalutati – riflette il professor Giuseppe Giudice - e i pazienti arrivano alla diagnosi quando il gonfiore è stabile e persistente, e quindi in uno stadio clinico intermedio o avanzato”.
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