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Hiv e prevenzione, le nuove terapie a lunga durata ben tollerate e apprezzate. La maggioranza preferisce la Prep Long Acting ogni due mesi

I nuovi studi presentati all’EACS di Parigi confermano efficacia e tollerabilità della Profilassi Pre-Esposizione iniettabile a lunga durata che protegge dall’infezione da HIV
Infettivologia

Le opzioni di Profilassi Pre-Esposizione (PrEP) a lunga durata d’azione rappresentano una svolta nella prevenzione dell’HIV. In particolare, tra i farmaci iniettabili oggi allo studio, il cabotegravir long acting si distingue per una migliore tollerabilità rispetto ad altre formulazioni. È quanto emerso al 20° Congresso della European AIDS Clinical Society (EACS) di Parigi con lo studio CLARITY, che mostra che il 90% dei partecipanti, dopo aver provato una singola dose di entrambi i trattamenti, e l’86% degli operatori sanitari ha espresso una preferenza per cabotegravir.

L’IMPORTANZA DELLA PrEP E LE NUOVE OPZIONI "LONG ACTING" - La PrEP è una strategia di prevenzione che permette alle persone di proteggersi dall’infezione da HIV assumendo un farmaco antiretrovirale.

Oltre alla formulazione giornaliera in compresse, oggi la ricerca mette a disposizione nuove opzioni iniettabili a lunga durata d’azione, capaci di garantire la protezione per settimane o mesi con una singola somministrazione. Questi farmaci, già approvati da FDA e EMA, rappresentano un importante progresso per semplificare la prevenzione e raggiungere chi fatica a mantenere la terapia orale quotidiana, come le persone con stili di vita che rendono difficile la continuità terapeutica (per esempio donne cisgender e transgender).

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LO STUDIO CLARITY: L’OPINIONE CONTA - Lo studio CLARITY ha coinvolto 63 adulti senza infezione da HIV in un crossover (ogni partecipante ha ricevuto entrambe le formulazioni in momenti diversi): una singola iniezione intramuscolare di cabotegravir e due iniezioni sottocutanee di lenacapavir. Dai risultati sono emersi dati interessanti: il 69% dei partecipanti ha giudicato cabotegravir "molto o totalmente accettabile", contro il 48% per lenacapavir; il 90% dei partecipanti e l’86% dei medici ha preferito cabotegravir; le reazioni nel sito d’iniezione (noduli, arrossamenti, gonfiori) sono risultate 4,4 volte più frequenti con lenacapavir rispetto a cabotegravir; in generale, nessun evento avverso grave è stato registrato.

"Nello studio CLARITY abbiamo il primo confronto diretto tra due opzioni iniettabili per la PrEP - spiega Davide Moschese, infettivologo dell’Ospedale L. Sacco, Milano - Entrambe estremamente efficaci nel prevenire l’infezione da HIV, ma la preferenza per cabotegravir mostra quanto la tollerabilità e l’accettabilità dipenda dalla percezione dell’utente. Sebbene si tratti di risultati preliminari, questi dati mostrano un primo passo verso un approccio sempre più personalizzato alla prevenzione che può essere realizzato esclusivamente con la disponibilità di diverse strategie che si adattino alle esigenze e percezioni del singolo individuo".

"I risultati dello studio CLARITY sono i primi dati randomizzati sul confronto di tollerabilità ed accettabilità tra le due principali opzioni di PrEP iniettabile – commenta Valentina Mazzotta responsabile dell'ambulatorio per il counseling, il test e la profilassi dell'infezione dell’HIV e delle infezioni a trasmissione sessuale presso l’INMI Spallanzani di Roma – I dati acquisiti in favore di cabotegravir sono preliminari, ma molto importanti perché mostrano come l’esperienza di somministrazione possa influenzare l’accettabilità delle nuove formulazioni long acting. Capire le differenze in termini di percezione e accettabilità aiuta le persone e i loro medici a scegliere ciò che meglio si adatta al proprio stile di vita, costruendo una prevenzione efficace e sostenibile. I risultati a lungo termine ci aiuteranno a capire se queste differenze si manterranno nel tempo e come potranno incidere sull’aderenza nella pratica reale".

"Lo studio CLARITY evidenzia ancora una volta come la persona debba essere al centro delle scelte preventive - aggiunge Silvia Nozza, infettivologa, Ospedale San Raffaele, Milano – La sensazione di normalità e benessere, anche rispetto al dolore che si prova nel punto di iniezione e a piccoli effetti collaterali, l’importanza di limitare lo stigma, sono elementi cruciali: la prevenzione funziona se le persone l’accettano".

I DATI ITALIANI: CABOTEGRAVIR NELLA VITA REALE - Accanto allo studio CLARITY, sono stati presentati anche i primi dati europei nella pratica clinica, in real world, sull’uso di cabotegravir long acting per la PrEP. La ricerca, condotta dagli ospedali Sacco di Milano e dall’INMI Spallanzani di Roma, ha coinvolto oltre 300 persone che hanno scelto la PrEP iniettabile nell’ambito di un programma di accesso esteso. I risultati mostrano ottima tollerabilità, con reazioni locali per la maggior parte lievi e transitorie; nessuna nuova infezione da HIV registrata dopo una mediana di 28 settimane; tasso di continuità del trattamento del 92%; inoltre, motivi di interruzione sono stati solo per un terzo legati alla tollerabilità del farmaco, mentre molto più spesso sono stati legati al cambiamento delle condizioni personali di esposizione a rischio di HIV (come l’ingresso in una relazione stabile monogama).

"Abbiamo privilegiato l’accesso alla PrEP iniettabile per persone che non potevano o non volevano usare la PrEP orale, come chi aveva intolleranze o difficoltà di aderenza – spiega Davide MoscheseI dati sono molto incoraggianti: elevata accettabilità, nessuna infezione, e un’aderenza superiore al 90%. È un segnale forte del potenziale di questa nuova modalità di prevenzione, che permette di ridurre i vincoli e offrire maggiore libertà e una protezione duratura".

Infettivologia
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