
Le micro e nanoplastiche aerodisperse (AMNP) sono ormai onnipresenti nell’ambiente e rappresentano un rischio emergente per la salute umana, in particolare per l’apparato respiratorio. Se il legame tra microplastiche e malattie cardiovascolari o gastrointestinali è già oggetto di numerosi studi, molto meno si sa sugli effetti dell’inalazione di queste particelle. Una recente review guidata dal gruppo di Zixuan Gou prova a colmare questo vuoto, analizzando caratteristiche, fonti e meccanismi di tossicità delle AMNP.
Le AMNP si originano da molteplici attività umane: dalla lavorazione e dal lavaggio dei tessuti sintetici ai processi industriali e agricoli, fino alla degradazione dei rifiuti plastici e dei materiali da costruzione.
Negli ultimi anni, tecniche analitiche sempre più sofisticate hanno permesso di rilevare microplastiche direttamente nei tessuti polmonari umani e nel particolato atmosferico. Studi su PM10 e PM2,5 hanno mostrato che le particelle più fini, in grado di raggiungere gli alveoli, sono associate a gravi patologie respiratorie e cardiovascolari. Le proprietà fisiche delle AMNP – dimensione, forma e carica superficiale – influenzano fortemente la loro tossicità: le particelle più piccole, fibrose e con carica positiva risultano le più pericolose.
L’esposizione è continua e riguarda sia la popolazione generale sia specifiche categorie professionali. Alcune ricerche hanno evidenziato concentrazioni significative di microplastiche nei lavaggi nasali e nell’espettorato, suggerendo la necessità di misure di protezione più stringenti in determinati ambienti di lavoro.
Una volta inalate, le AMNP possono depositarsi nei polmoni e, se di dimensioni inferiori ai 20 micrometri, superare la barriera polmonare, entrando nel circolo sanguigno e raggiungendo altri organi. Sono state associate a patologie come asma, fibrosi polmonare, BPCO e tumori, oltre a fenomeni di infiammazione cronica, stress ossidativo e alterazioni del surfattante polmonare. Studi sperimentali suggeriscono anche un possibile ruolo nella disbiosi del microbiota respiratorio e intestinale.
Sebbene molte delle evidenze siano ancora preliminari, il quadro che emerge è chiaro: le micro e nanoplastiche aerodisperse rappresentano un rischio sottovalutato per la salute respiratoria. Gli autori sottolineano l’urgenza di approfondire la ricerca in questo ambito e di rafforzare il monitoraggio ambientale e le politiche di protezione, per affrontare una minaccia tanto diffusa quanto invisibile.



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