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Invecchiamento e cronicità, l’Europa sanitaria parla una lingua comune

Sanità pubblica Redazione DottNet | 14/01/2026 15:38

Dalla visione dell’Oms Europa alle parole dell’Iss, prevenzione, integrazione dei servizi e invecchiamento sano emergono come priorità condivise. Un fronte sanitario più coeso di quello politico.

Le sfide poste dall’invecchiamento della popolazione e dall’aumento delle malattie croniche rappresentano oggi uno dei terreni su cui l’Europa mostra una reale convergenza di visione. A ribadirlo è stata Natasha Azzopardi Muscat, direttrice dei Sistemi sanitari dell’Oms Europa, intervenendo a margine dell’incontro "La Salute al primo posto: un futuro che costruiamo insieme", promosso al Senato.

"Non possiamo trascurare gli anziani. Prevenzione, integrazione tra sistemi sanitari e sociali e sostegno alla vita nelle comunità locali sono essenziali per migliorare la loro qualità di vita", ha sottolineato, richiamando la necessità di politiche inclusive, sostenibili ed eque.

Un messaggio che si inserisce nella strategia quinquennale dell’Oms Europa, dove l’invecchiamento sano e attivo è indicato come priorità trasversale, insieme alla prevenzione e alla riduzione delle disuguaglianze.

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Dall’Europa all’Italia: l’assonanza con l’Iss

Una visione che trova una chiara assonanza nelle parole del presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Rocco Bellantone, intervenuto nello stesso contesto. "Le principali sfide per la salute pubblica in Italia riguardano le malattie croniche e l’invecchiamento della popolazione, con un numero crescente di anziani che convivono con pluripatologie", ha affermato, richiamando la necessità di intervenire in modo precoce.

Per Bellantone, la prevenzione non può essere relegata a una fase tardiva del percorso di cura, ma deve "iniziare già dalle scuole elementari", promuovendo corretti stili di vita fin dall’infanzia. Un approccio che richiama direttamente la visione europea: agire lungo tutto l’arco della vita per ridurre il peso delle cronicità e garantire una popolazione anziana non solo più numerosa, ma più sana.

Entrambi gli interventi convergono anche su un altro punto chiave: l’integrazione tra territorio e ospedale. Bellantone ha richiamato la lezione del Covid-19, evidenziando la necessità di superare la frammentazione dei percorsi assistenziali e di rafforzare l’assistenza territoriale, in linea con le indicazioni dell’Oms sulla presa in carico comunitaria delle fragilità.

Una coesione sanitaria più avanzata di quella politica

L’assonanza tra il livello europeo e quello nazionale non è casuale. Sul fronte sanitario, l’Unione europea appare spesso più coesa di quanto non lo sia sul piano politico ed economico. La condivisione di priorità - prevenzione, cronicità, invecchiamento, integrazione dei servizi - si accompagna a strumenti comuni, dalla protezione dei dati sanitari alla costruzione di spazi europei di cooperazione e programmazione.

In questo quadro, la sanità si conferma uno degli ambiti in cui l’Europa riesce a produrre una visione condivisa e operativa, meno esposta alle contrapposizioni ideologiche e più ancorata ai bisogni reali delle popolazioni. Una coesione che non elimina le differenze nazionali, ma che offre un linguaggio comune per affrontare sfide che attraversano indistintamente tutti i sistemi sanitari.

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