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Acque reflue, Farmindustria ed Egualia: “Direttiva UE a rischio di impatto sproporzionato sul farmaco”

Le associazioni dell’industria farmaceutica chiedono una sospensione dell’applicazione della direttiva europea sulle acque reflue urbane. “Costi sottostimati e rischio per accesso ai medicinali”.
Aziende

La direttiva europea sul trattamento delle acque reflue urbane, in vigore da gennaio 2025, andrà a produrre un impatto economico e industriale sproporzionato sull’industria farmaceutica, con tutte le conseguenze sul piano industriale e sanitario. È l’allarme lanciato da Farmindustria ed Egualia, intervenute in audizione presso la 4ª Commissione Politiche UE del Senato, nell’ambito dell’esame della Legge di delegazione europea 2025.

A rappresentare le posizioni delle associazioni sono stati Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, e Michele Uda, direttore generale di Egualia.

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Il nodo della Responsabilità Estesa del Produttore

Al centro delle critiche vi è il sistema di Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) previsto dalla direttiva per la rimozione dei microinquinanti dalle acque reflue. Secondo le associazioni, l’impianto normativo grava in modo eccessivo su due soli comparti, quello farmaceutico e quello cosmetico, senza una distribuzione ben proporzionata degli oneri tra tutti i produttori di sostanze microinquinanti.

Se applicato senza correttivi, il meccanismo EPR potrebbe quindi compromettere la sostenibilità economica della filiera, in un contesto già segnato da forti tensioni competitive e - oggi - anche geopolitiche.

Costi sottostimati e impatto ambientale sovrastimato

Uno degli elementi più rilevanti emersi riguarda la valutazione di impatto della Commissione europea. Secondo Farmindustria ed Egualia, l’impatto ambientale attribuito ai farmaci sarebbe stato sovrastimato di circa quattro volte: dal 66% indicato nella valutazione iniziale al 18% emerso da evidenze più recenti.

Sul fronte economico, invece, i costi sarebbero stati fortemente sottostimati. Se la stima iniziale era pari a 1,2 miliardi di euro l’anno, gli oneri reali dovrebbero essere compresi tra i 5 e i 10 miliardi di euro annui, a livello europeo. Un differenziale che, secondo le associazioni, rischia di tradursi in una vera e propria tassa industriale concentrata su pochi settori.

Il rischio per l’accesso ai medicinali

L’impatto economico finirebbe con l’avere dei costi anche sul piano sanitario. Farmindustria ed Egualia segnalano infatti il rischio che l’aumento dei prezzi possa accentuare il fenomeno delle carenze di medicinali, creando un cortocircuito con altre iniziative europee volte a rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e l’autonomia strategica del settore farmaceutico.

Il quadro viene ulteriormente aggravato, secondo le associazioni, da un aumento strutturale dei costi operativi del 30% rispetto al 2021, che rende più fragile la competitività dell’industria europea rispetto ad altri macro-sistemi globali.

Le richieste al Governo e all’Unione Europea

Da qui la richiesta al Governo italiano di continuare a sostenere, in tutte le sedi disponibili, la necessità di sospendere l’applicazione della direttiva almeno nella sua attuale configurazione. In particolare, Farmindustria ed Egualia chiedono un nuovo impact assessment prima dell’entrata in vigore definitiva del sistema EPR, fissata al 31 dicembre 2028.

Tra le proposte avanzate figura anche l’introduzione di correttivi nell’ambito dell’Omnibus ambientale recentemente presentato dalla Commissione UE, oltre all’adozione di criteri che garantiscano: una ripartizione proporzionata degli oneri tra tutti i produttori di microinquinanti, un metodo di calcolo dei contributi condiviso con le rappresentanze industriali, l’istituzione di un’unica organizzazione EPR per Stato membro, controllata dai produttori soggetti agli obblighi.

Resta tuttavia aperto il tema della governance e della vigilanza, per evitare sovrapposizioni tra soggetti obbligati e funzioni di controllo.

Ambiente e industria: un equilibrio ancora da trovare

Il messaggio che emerge dall’audizione non è una messa in discussione degli obiettivi ambientali della direttiva, ma la richiesta di un equilibrio più realistico tra sostenibilità ambientale, accesso ai farmaci e competitività industriale.

La partita, ora, si sposta sul terreno politico e negoziale europeo, dove si confronteranno l’urgenza della tutela ambientale e la necessità di preservare una filiera strategica per la salute pubblica.

Aziende
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