
In Italia oltre 6 milioni di persone soffrono di emicrania, di cui circa il 70% donne. Nonostante l’alta diffusione, l’accesso alle cure resta lento: i tempi d’attesa per una prima visita neurologica o per accertamenti variano dai due ai sei mesi, ritardando la diagnosi e aumentando il rischio di cronicizzazione. Circa 2,3 milioni di pazienti soffrono oggi di cefalee croniche e l’1,4% della popolazione fa un uso eccessivo di farmaci analgesici.
Questo scenario, secondo Fondazione Onda ETS, società scientifiche e associazioni di pazienti, evidenzia la necessità di nuovi modelli di presa in carico, più vicini al territorio, integrando medicina generale, neurologia territoriale e centri specializzati. L’obiettivo è garantire un accesso più rapido e uniforme ai trattamenti, ridurre la pressione sui centri cefalee e sfruttare appieno le nuove terapie innovative, come i farmaci anti-CGRP.
“L’accesso tempestivo è fondamentale per prevenire la cronicizzazione e ridurre migrazione sanitaria e frustrazione nei pazienti”, afferma Alessandra Sorrentino, presidente AL.Ce Alleanza Cefalalgici ETS. “È necessario un percorso integrato tra MMG, neurologi del territorio e centri cefalee, con possibilità di prescrizione rimborsata dei farmaci innovativi secondo i protocolli AIFA.”
La professoressa Simona Sacco, responsabile UOC Neurologia, ASL 1 Abruzzo, evidenzia come il modello ospedaliero-centrico sia oggi insostenibile. “Grazie ai farmaci anti-CGRP, la gestione dell’emicrania è notevolmente semplificata e molti pazienti non necessitano più di setting ospedaliero. Ampliare la presa in carico sul territorio permette diagnosi tempestive, trattamenti appropriati ed equi, riducendo i tempi di attesa e migliorando la qualità di vita.”
Nel documento “Emicrania: evoluzione dei modelli di presa in carico e cura”, gli esperti individuano come priorità: potenziare il ruolo della medicina generale e della neurologia territoriale, sviluppare percorsi multidisciplinari personalizzati, considerare le specificità di sesso e genere e le diverse fasi della vita, in particolare nelle donne.
Nicoletta Orthmann, direttrice medico-scientifica di Fondazione Onda ETS, sottolinea che le terapie innovative offrono oggi la migliore combinazione di efficacia e tollerabilità, ma senza un’evoluzione organizzativa non se ne sfrutta pienamente il potenziale. “L’accesso precoce ai trattamenti può prevenire cronicizzazione, forme resistenti e abuso di farmaci”, conclude la professoressa Sacco.
Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda ETS, evidenzia l’impegno costante dell’organizzazione dal 2022: dalla mappatura dei centri cefalee virtuosi, alla stesura di un documento di consenso per l’emicrania femminile, fino a campagne di awareness rivolte alla popolazione, per tradurre l’evidenza scientifica in modelli organizzativi efficaci.
L’evento di presentazione, organizzato da Fondazione Onda ETS con AL.Ce Alleanza Cefalalgici ETS e il contributo non condizionante di Teva, è stato patrocinato da AINAT, ANIRCEF, SIMG e SISC, ribadendo l’urgenza di un approccio integrato e multidisciplinare per l’emicrania in Italia.




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