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Farmacisti e infermieri, due professioni al centro della trasformazione del Ssn

Professione Redazione DottNet | 23/02/2026 10:02

Tra formazione avanzata, nuovi compiti territoriali e nodi contrattuali, farmacisti e infermieri condividono le stesse criticità di riconoscimento.

Il Servizio sanitario nazionale sta cambiando pelle. La spinta verso l’assistenza territoriale, la gestione della cronicità e la presa in carico di una popolazione che invecchia richiedono competenze più ampie e funzioni più articolate. In questo passaggio, due professioni – farmacisti e infermieri – si trovano al centro di una trasformazione che non riguarda solo l’organizzazione dei servizi, ma anche identità, formazione e riconoscimento economico.

Non è allora un caso che, nel giro di poche ore, siano state rilasciate dichiarazioni che, pur partendo da contesti diversi, convergono sul medesimo punto.

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Farmacisti: ruolo rafforzato, attesa di coerenza contrattuale

Il presidente della Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani, Andrea Mandelli, ha richiamato il ruolo delle farmacie come presidio di prossimità, sottolineando come la Farmacia dei servizi sia ormai stabilmente inserita nel Servizio sanitario nazionale.

"Sostenere chi ogni giorno garantisce cure e assistenza significa rafforzare l’intero sistema salute", ha affermato, parlando di una professione sempre più "pilastro del sistema sanitario e protagonista dell’assistenza di prossimità".

Il passaggio formativo è stato accompagnato dalla riforma del corso di laurea, resa coerente con il nuovo ruolo sanitario attribuito al farmacista. Ma accanto all’ampliamento delle funzioni resta il tema del rinnovo contrattuale per i dipendenti delle farmacie private, che Mandelli auspica "coerente con il ruolo dei farmacisti nel nuovo assetto della sanità di prossimità".

Formazione aggiornata e competenze accresciute, dunque. Il punto è la traduzione di questo salto di responsabilità in riconoscimento strutturale.

Infermieri: lauree magistrali, ma carenza strutturale

Sul fronte infermieristico, il via libera alle lauree magistrali specialistiche rappresenta, secondo Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano, "un passaggio significativo per valorizzare una professione centrale nel sistema assistenziale".

"Investire sulla formazione avanzata è fondamentale per rispondere ai nuovi bisogni di salute legati all’invecchiamento della popolazione e alla crescente complessità clinica", ha spiegato.

Ma anche qui il salto formativo rischia di restare incompleto senza un intervento sulle condizioni materiali del lavoro. "La vera sfida del futuro resta quella della carenza di personale. Senza un numero adeguato di professionisti, anche le migliori riforme rischiano di rimanere sulla carta".

Il tema non è solo organizzativo, ma "quantitativo e motivazionale", e riguarda retribuzioni, prospettive di carriera e riconoscimento professionale.

Una traiettoria comune

Farmacisti e infermieri condividono oggi una condizione simile: ampliamento delle competenze, maggiore integrazione nel modello territoriale, aspettative crescenti in termini di presa in carico.

La trasformazione del Ssn poggia sempre più su di loro. Ma il parallelismo mette in luce anche una tensione: l’evoluzione formativa e normativa corre più velocemente dell’adeguamento economico e contrattuale.

Se la sanità di prossimità è il baricentro delle riforme, la questione professionale diventa il punto di tenuta dell’intero sistema. Senza un investimento coerente sulle risorse umane, il rischio è che l’innovazione organizzativa resti un disegno ambizioso, ma fragile.

Nel mezzo di una riorganizzazione strutturale

Il confronto su farmacisti e infermieri non arriva in un momento neutro. Il sistema è nel pieno di una riorganizzazione dell’assistenza territoriale e delle professioni sanitarie, inserita nel quadro della legge delega sull’assistenza ospedaliera e territoriale.

La ridefinizione delle competenze, l’introduzione di percorsi formativi avanzati e l’integrazione crescente nel modello di prossimità non sono interventi episodici, ma elementi di un riassetto strutturale.

In questo contesto, il parallelismo tra farmacisti e infermieri è indicativo: entrambe le professioni vedono ampliarsi funzioni e responsabilità, mentre restano aperti i nodi del reclutamento, delle condizioni contrattuali e della sostenibilità economica.

Il punto non è solo valorizzare le professioni in termini simbolici o formativi. È garantire che l’evoluzione normativa e organizzativa sia accompagnata da un adeguato riconoscimento professionale ed economico.

La tenuta della riforma territoriale passa, prima di tutto, dalla capacità di rendere attrattive e sostenibili le professioni su cui quella riforma si fonda.

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