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Riforma professioni sanitarie, la questione veterinaria nella delega

Riforma delle professioni sanitarie: ANMVI chiede di inserire la specificità veterinaria nella delega al Governo. In gioco il modello One Health e la coerenza della governance sanitaria.
Salute

La riforma delle professioni sanitarie entra nel vivo. In Commissione Affari Sociali della Camera sono stati presentati emendamenti al disegno di legge che delega il Governo a legiferare sul riordino del settore entro il 31 dicembre 2026. Al centro del confronto, questa volta, non c’è una questione ordinistica interna ma la collocazione della professione veterinaria all’interno dell’impianto normativo.

Secondo ANMVI, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani, il testo attuale della delega non contempla in modo esplicito la specificità della veterinaria. Una lacuna che, se non corretta, rischia di generare una decretazione non coerente con il ruolo che la professione svolge nel sistema sanitario.

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Gli emendamenti in Commissione e la richiesta di ANMVI

Gli emendamenti presentati in XII Commissione Affari Sociali dalle deputate Luana Zanella e Ilenia Malavasi mirano a inserire un riferimento esplicito alla professione veterinaria nella delega promossa dal Ministro della Salute Orazio Schillaci.

L’obiettivo è evitare che la riforma delle professioni sanitarie produca due effetti opposti ma ugualmente problematici: l’assimilazione impropria della veterinaria a modelli pensati per le professioni cliniche umane, oppure la sua marginalizzazione nei decreti attuativi.

"La professione veterinaria è parte integrante del sistema sanitario e non può essere né invisibile né assimilata in modo improprio all’interno di una riforma che inciderà profondamente sugli assetti ordinistici, sulle competenze e sull’organizzazione delle professioni sanitarie", ha dichiarato il presidente ANMVI, Marco Melosi.

One Health: principio guida o formula retorica?

Il punto politico non è soltanto corporativo. Negli ultimi anni il modello "One Health" è diventato un riferimento centrale nelle politiche sanitarie nazionali e internazionali. Il principio è chiaro: salute umana, salute animale e salute ambientale sono interconnesse.

Zoonosi, antibiotico-resistenza, sicurezza alimentare, emergenze epidemiche e qualità della filiera agroalimentare dimostrano che la veterinaria non è un segmento periferico ma una componente strutturale della sanità pubblica.

Se la riforma delle professioni sanitarie non esplicita questa interconnessione, si crea una frattura tra il livello dichiarativo delle politiche e la loro attuazione normativa. Parlare di One Health senza integrare la veterinaria nella delega rischia di trasformare il principio in una formula priva di ricadute concrete.

Sicurezza alimentare, zoonosi e salute pubblica

Le recenti crisi sanitarie hanno mostrato quanto la dimensione veterinaria sia cruciale nella prevenzione delle emergenze epidemiche. L’influenza aviaria, la gestione delle malattie trasmissibili dagli animali all’uomo e il monitoraggio della filiera alimentare sono tasselli della stessa architettura di sanità pubblica.

La riforma delle professioni sanitarie, se intende rafforzare la governance complessiva del sistema, non può prescindere da questo asse. Il tema non riguarda soltanto l’ordinamento professionale, ma la capacità dello Stato di dotarsi di strumenti normativi coerenti con il modello integrato che dichiara di voler perseguire.

Una scelta di coerenza istituzionale

La decisione ora spetta al Parlamento. L’approvazione o meno degli emendamenti determinerà se la delega al Governo conterrà un riferimento esplicito alla veterinaria o se si procederà con un testo più generico.

Nel contesto di una riforma delle professioni sanitarie che ambisce a ridefinire equilibri e competenze, la questione veterinaria assume un significato che va oltre il perimetro ordinistico. È una verifica di coerenza tra principio di One Health e architettura normativa.

Salute
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