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Screening Hcv, più di 3 milioni di test in 5 anni: per l’eliminazione serve continuità

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 01/04/2026 17:28

Dati Iss: individuate oltre 19mila infezioni negli ultimi cinque anni. Efficace la micro-eliminazione, ma necessario rafforzare le strategie per raggiungere l’obiettivo 2030.

Oltre 3 milioni di persone sottoposte a screening e più di 19mila infezioni attive individuate negli ultimi cinque anni: sono i numeri che delineano il percorso italiano verso l’eliminazione dell’epatite C, con risultati significativi ma ancora non definitivi.

È quanto emerso dal convegno sulle alleanze per la lotta alle epatiti virali e alle malattie epatiche promosso dal Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto Superiore di Sanità in collaborazione con il ministero della Salute.

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Screening e trattamenti: i risultati raggiunti

Secondo i dati aggiornati a dicembre 2025, presentati da Loreta Kondili, responsabile del monitoraggio nazionale dello screening Hcv, oltre 3,1 milioni di persone sono state testate e più di 19mila infezioni attive sono state identificate.

Un dato rilevante riguarda anche l’emersione di casi non noti: circa 4mila diagnosi sono state avviate al trattamento in soggetti senza fattori di rischio evidenti.

"L’Italia ha già dimostrato una leadership a livello europeo, con oltre 280mila pazienti trattati", ha affermato Loreta Kondili, sottolineando la necessità di proseguire con determinazione verso l’obiettivo di eliminazione entro il 2030.

Micro-eliminazione e screening opportunistico

Tra gli elementi più efficaci emersi dal confronto, la strategia di micro-eliminazione attraverso lo screening intraospedaliero, che prevede l’integrazione del test Hcv negli esami del sangue già programmati nei percorsi clinici.

Una modalità definita semplice e sostenibile, che consente di intercettare infezioni non diagnosticate e di avviare rapidamente i pazienti al trattamento, riducendo il rischio di complicanze come cirrosi e tumore del fegato.

Un modello per altre patologie epatiche

L’esperienza maturata sull’epatite C viene indicata come possibile riferimento per altre patologie.

"L’epatite C è diventata in Italia un modello virtuoso di intervento di sanità pubblica", ha dichiarato Francesco Saverio Mennini, capo dipartimento della Programmazione del ministero della Salute, annunciando l’intenzione di applicare approcci analoghi alla gestione delle malattie metaboliche del fegato.

In questo ambito si inseriscono anche iniziative come le "Mash Cities" e il progetto Ita-Masld dell’Iss, che coinvolge oltre 100 centri multidisciplinari per definire il profilo clinico dei pazienti.

Risultati importanti, ma sfida ancora aperta

Nonostante i risultati raggiunti, il percorso verso l’eliminazione dell’Hcv non può ancora dirsi concluso. Il mantenimento e il rafforzamento delle strategie di screening restano elementi essenziali per intercettare le infezioni che restano ancora non diagnosticate - e garantire la continuità delle cure.

In questo senso, l’esperienza italiana rappresenta un modello avanzato, nonché un banco di prova per la capacità del sistema di mantenere nel tempo interventi di sanità pubblica strutturati e capillari.

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