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Farmaco e geopolitica: la nuova frontiera del potere globale passa dalla salute

Farmaci Annalucia Migliozzi | 09/04/2026 12:27

Un volume presentato al Senato ridefinisce il ruolo del medicinale come asset strategico tra sicurezza, economia e diritti, oltre la dimensione clinica

Il farmaco non è più soltanto uno strumento terapeutico, ma un elemento chiave negli equilibri globali. È questa la tesi al centro del nuovo libro di Claudio Cricelli e Federico Serra, presentato a Roma presso la Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”. Un’opera che propone una lettura innovativa dell’“ecosistema del farmaco”, interpretandolo come infrastruttura strategica capace di influenzare politica, economia e sicurezza internazionale.

Secondo gli autori, nel XXI secolo i medicinali hanno assunto un valore paragonabile alle risorse energetiche del passato. Il controllo della ricerca, della produzione e della distribuzione dei farmaci si traduce oggi in capacità di influenza geopolitica. In questo scenario, la salute diventa un elemento centrale delle dinamiche di potere globale, ridefinendo il concetto stesso di sovranità.

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La riflessione nasce anche dall’esperienza della pandemia di COVID-19, che ha messo in evidenza fragilità strutturali nelle catene di approvvigionamento e nell’accesso equo ai medicinali. La crisi sanitaria ha mostrato come il farmaco sia non solo un bene essenziale, ma anche uno strumento di diplomazia e competizione internazionale.

Il volume sottolinea come l’attuale ecosistema non sia più dominato da un singolo attore, ma da una rete complessa che include industria farmaceutica, istituzioni pubbliche, centri di ricerca e gestori di dati sanitari. In questo contesto, la capacità di integrare innovazione scientifica, tecnologie digitali e politiche pubbliche rappresenta la vera leva strategica.

Un nodo cruciale riguarda la gestione dei brevetti: non la loro eliminazione, ma la ricerca di un equilibrio tra incentivo all’innovazione e accesso equo alle cure. Il tema della giustizia sanitaria emerge infatti come elemento imprescindibile accanto all’efficacia clinica.

L’opera propone una visione sistemica del farmaco, considerato punto di convergenza tra molteplici dimensioni: dalla bioetica alla sostenibilità ambientale, dalle relazioni internazionali alla governance globale. Tra i temi chiave affrontati figurano la sovranità farmaceutica, le catene globali del valore, il ruolo delle multinazionali del settore, la diplomazia sanitaria e l’impatto della trasformazione digitale.

Ampio spazio è dedicato anche al valore dei dati sanitari, sempre più centrali nello sviluppo di nuove terapie e nella definizione delle strategie di salute pubblica. Parallelamente, emerge la necessità di integrare il concetto di “Planetary Health”, che lega la salute umana agli equilibri ambientali.

Secondo gli autori, il futuro richiede un cambio di paradigma: la salute deve essere riconosciuta come bene comune globale e fondamento di una nuova forma di democrazia sanitaria. In questa prospettiva, viene proposta l’idea di una “costituzione morale della salute”, capace di coniugare scienza, etica e politica.

Il messaggio è chiaro: nel mondo contemporaneo, la misura del potere non si baserà più solo sulla capacità di controllo, ma sulla possibilità di garantire cura, accesso e sostenibilità. Il farmaco diventa così non solo simbolo di progresso scientifico, ma anche indicatore delle scelte collettive che determinano chi può accedere alle cure e in quali condizioni.

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