
In Italia rappresenta una delle principali emergenze sanitarie, sociali ed economiche del nostro Paese. Negli ultimi anni, scienza e istituzioni hanno compiuto passi importanti per garantire maggiore tutela, cure appropriate e rispetto alle persone che vivono con questa condizione.
Dal punto di vista clinico, la diagnosi si basa sull’indice di massa corporea (BMI), che classifica la condizione quando il valore è pari o superiore a 30. Ma la ricerca più recente ha dimostrato che questo parametro, da solo, non è sufficiente a descrivere l’impatto reale sulla salute della singola persona.
Come hanno chiarito gli esperti della Commissione internazionale pubblicata su The Lancet Diabetes & Endocrinology, l’eccesso di grasso può essere presente anche prima che compaiano complicanze evidenti, oppure associarsi a danni funzionali di organi e sistemi, rendendo necessario un approccio clinico più articolato e personalizzato.
"Quando l’eccesso adiposo compromette la funzione di organi e tessuti, si configura una vera e propria malattia cronica", spiega il gruppo di studiosi coordinato dal professor Francesco Rubino, professore di chirurgia metabolica e bariatrica al King’s College di Londra e coordinatore della Commissione internazionale sull’obesità clinica.
La patologia
Una malattia cronica, complessa e multifattoriale. Così la definisce la Carta di Erice 2026. Significa che non ha una sola causa, ma nasce dall’interazione di fattori biologici, ambientali, sociali ed economici. "L’obesità non scaturisce da colpe di chi ne è affetto" puntualizza il documento, sottolineando l’errore frequente legato alla sua riduzione a semplice conseguenza di comportamenti individuali. E proprio questo è il motivo che ha determinato la definizione di percorsi di prevenzione e cura basati su evidenze scientifiche, continuità di assistenza e accesso alle diverse opzioni terapeutiche disponibili.
In Italia, secondo il più recente Italian Barometer Obesity Report 2025, pubblicato da IBDO Foundation e basato sui dati Istat e Iss, l’11,8% della popolazione adulta vive con obesità, mentre oltre un terzo degli adulti è in sovrappeso. E anche tra bambini e adolescenti la situazione resta critica: circa il 19% dei bambini di 8-9 anni è in sovrappeso e il 9,8% è obeso. Questi dati hanno portato le istituzioni e il mondo scientifico a riconoscere l’obesità come una priorità di salute pubblica, che necessita di risposte strutturate e coordinate.
L’Italia è il primo Paese con una legge sull’obesità
Il passaggio decisivo è arrivato con l’approvazione della legge n. 149/2025, nota anche come legge Pella, che riconosce l’obesità come malattia e ne prevede l’inclusione nei Livelli essenziali di assistenza (LEA). L’Italia è il primo Paese al mondo ad aver adottato una legge specifica su questo tema. Come ha dichiarato il Ministro della Salute, Orazio Schillaci: "il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica e il suo inserimento nel Piano nazionale della cronicità rappresentano una risposta concreta ai bisogni delle persone", perché punta a migliorare l’organizzazione dei percorsi di cura, rafforzare la prevenzione e garantire un accesso più equo alle cure sul territorio nazionale.
Diritti, cure e contrasto allo stigma
La Carta di Erice 2026, promossa dalla Società italiana dell’obesità con il coinvolgimento di 20 organizzazioni scientifiche, istituzionali, rappresentanti dei pazienti e aderenti alla World Obesity Federation, è un documento di impegno del mondo scientifico italiano. Al centro pone la persona e il suo diritto alla salute. Tra i suoi principi fondamentali, oltre al riconoscimento di malattia cronica e dell’accesso uniforme alle cure, c’è anche il contrasto a stigma, discriminazione e colpevolizzazione attraverso un approccio multidisciplinare, che integri nutrizione clinica, attività fisica, supporto psicologico, terapie farmacologiche e, quando indicato, la chirurgia. L’obiettivo è costruire percorsi assistenziali coordinati e omogenei, evitando disuguaglianze territoriali e garantendo presa in carico nel tempo.
Il primo punto di riferimento è il medico di medicina generale, che può riconoscere l’obesità come condizione cronica, valutare il quadro clinico complessivo e indirizzare, quando necessario, verso percorsi specialistici dedicati nel Servizio sanitario nazionale. Rivolgersi al medico di famiglia significa avviare una presa in carico appropriata e continuativa, evitando soluzioni improvvisate o isolate.
L’evoluzione culturale
Accanto agli strumenti normativi e sanitari, i documenti richiamano la necessità di un cambiamento culturale. La comunicazione sull’obesità deve essere responsabile, corretta e basata su evidenze, per contrastare semplificazioni e narrazioni dannose. "Ogni persona che vive con obesità ha diritto a cure appropriate, rispetto, ascolto e dignità", si legge nella Carta di Erice. Un messaggio che punta a migliorare non solo l’accesso alle cure, ma anche la qualità della vita delle persone.




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