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Ipoacusia, l’Italia tra i Paesi Ue più colpiti

Otorinolaringoiatria Lucia Oggianu | 15/04/2026 13:42

Oltre 1.700 impianti cocleari l’anno, soprattutto nei bambini: al congresso Siop il ruolo chiave dell’intelligenza artificiale

Sentire meno o per niente. L’ipoacusia, la riduzione parziale o totale della capacità uditiva, continua a essere una delle condizioni croniche più diffuse e sottostimate. Con una prevalenza che raggiunge il 12,4% della popolazione, l’Italia si colloca infatti tra i Paesi dell’Unione europea più colpiti. Un dato che impone un’attenzione costante non solo sul fronte della diagnosi, ma anche – e soprattutto – su quello della riabilitazione precoce, indispensabile per garantire qualità di vita e inclusione sociale.

A fotografare la situazione sono i numeri presentati al XXVIII congresso nazionale della società italiana di otorinolaringoiatria pediatrica (Siop), che si è svolto a Roma, mettendo al centro del dibattito scientifico il futuro delle protesi uditive pediatriche e il contributo sempre più decisivo dell’intelligenza artificiale.

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La sfida parte dall’infanzia

Ogni anno nel nostro Paese vengono effettuati oltre 1.700 interventi di impianto cocleare, con una netta prevalenza in età pediatrica. Una scelta clinica che non è solo tecnologica, ma educativa e sociale, perché intervenire precocemente permette ai bambini con ipoacusia severa o profonda di sviluppare il linguaggio e le competenze comunicative in modo più efficace.

L’ipoacusia congenita interessa 1-2 neonati ogni mille, rendendo cruciale l’accesso tempestivo alle tecnologie riabilitative. In questo senso, l’Italia può vantare un importante punto di forza: lo screening uditivo neonatale universale, inserito nei Livelli essenziali di assistenza dal 2017, che consente di individuare il deficit già nei primi mesi di vita e di avviare il percorso terapeutico in modo rapido.

Protesi intelligenti e IA

Il congresso Siop ha acceso i riflettori sul salto qualitativo rappresentato dall’integrazione dell’intelligenza artificiale nei dispositivi uditivi di ultima generazione. Un’evoluzione che sta cambiando l’esperienza di ascolto, soprattutto nei bambini.

"Grazie all’IA e alle reti neurali profonde, le nuove protesi acustiche sono in grado di isolare i suoni rilevanti e ridurre lo sforzo cognitivo nei bambini", ha spiegato Stefano Di Girolamo, presidente Siop e ordinario di Otorinolaringoiatria al Policlinico Tor Vergata.

Non si tratta solo di amplificare il suono, ma di replicare la complessità della percezione umana, integrando più canali sensoriali. "Perché l’IA sia realistica deve avere le informazioni che hanno gli uomini attraverso i sensi – ha sottolineato Di Girolamo – Oggi sensori visivi, sonori e tattili sono integrati per riproporre i dati in modo "umano".

Dispositivi sempre più "adattivi"

Tra le innovazioni più promettenti c’è la capacità delle protesi di selezionare in modo automatico la scena sonora, distinguendo la voce dal rumore di fondo e adattando in tempo reale la strategia di ascolto. Una funzione cruciale nei contesti rumorosi, come la scuola o gli ambienti sociali, dove la comprensione del linguaggio è spesso messa a dura prova.

"L’azione mirata capace di ridurre il rumore e orientare i microfoni in modo direzionale garantisce che la voce risulti sempre chiara senza isolare completamente l’individuo dai suoni ambientali necessari" – ha aggiunto il presidente Siop – In questo modo lo sforzo cognitivo è minore e cresce la qualità della comprensione linguistica in ogni situazione".

La ricerca, inoltre, guarda oltre l’udito. "Persino il sistema vestibolare, che garantisce equilibrio e mira visiva, è stato ricopiato e riadattato per permettere ai robot di muoversi nello spazio», ha ricordato il professore, indicando come le stesse logiche possano in futuro migliorare ulteriormente i dispositivi destinati ai pazienti con deficit sensoriali complessi.

Diagnosi precoce e innovazione

I dati e le esperienze emerse al congresso confermano che la gestione dell’ipoacusia infantile non può prescindere da un approccio integrato, che unisca screening precoce, tecnologie avanzate e percorsi riabilitativi personalizzati. L’intelligenza artificiale, in questo scenario, non è più una prospettiva lontana, ma uno strumento già concreto per ridurre le disuguaglianze e migliorare lo sviluppo cognitivo e linguistico dei bambini.

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