
L’obesità e la resistenza all’insulina sono alla base della steatosi epatica non alcolica, una manifestazione della sindrome metabolica. In questo processo, l’asse intestino-fegato gioca un ruolo cruciale: la disbiosi e l’endotossiemia attivano recettori specifici favorendo infiammazione, steatosi e fibrosi.
La steatosi epatica non alcolica (NAFLD), nota anche come steatosi epatica metabolicamente associata (MAFLD), rappresenta un accumulo eccessivo di grasso epatico intracellulare indipendente dal consumo significativo di alcol. Riconosciuta come problema di salute globale emergente, la NAFLD colpisce il 25-30% della popolazione mondiale ed è considerata una malattia multisistemica a causa della sua stretta associazione con un rischio elevato di disturbi metabolici, tra cui l'obesità, il diabete di tipo 2 e le malattie cardiovascolari. Sebbene legata alla sindrome metabolica, la patologia può svilupparsi anche in sua assenza, progredendo spesso asintomaticamente verso la steatoepatite non alcolica (NASH), la cirrosi e il carcinoma epatocellulare (HCC).
L'obesità e la resistenza all'insulina sono identificate come fattori fisiopatologici cruciali sia nell'insorgenza che nella progressione della malattia, che viene frequentemente interpretata come la manifestazione epatica della sindrome metabolica. La fisiopatologia è complessa e coinvolge una combinazione di fattori genetici e ambientali, tra cui la dieta ricca di grassi (HFD), la mancanza di attività fisica, la lipogenesi de novo e la disbiosi del microbiota intestinale. L'asse intestino-fegato svolge un ruolo determinante: il fegato riceve circa il 75% del sangue dalla vena porta, che trasporta nutrienti ma anche batteri e tossine dal tratto gastrointestinale. Il microbiota intestinale umano, composto da circa 40 trilioni di microrganismi, è essenziale per l'omeostasi energetica; tuttavia, evidenze consolidate mostrano il suo coinvolgimento diretto nello sviluppo dell'obesità e dei disturbi metabolici correlati poichè stimola l'accumulo di trigliceridi negli adipociti e aumenta l'assorbimento di lipidi e monosaccaridi.
La comprensione di queste dinamiche e l'identificazione di firme microbiche e metaboliche specifiche offrono nuove prospettive per la diagnosi precoce non invasiva e per lo sviluppo di strategie di trattamento e prevenzione della NAFLD in un contesto di gestione multidisciplinare dell'obesità.
Bibliografia
Pandey H, Goel P, Srinivasan VM, Tang DWT, Wong SH, Lal D. Gut microbiota in non-alcoholic fatty liver disease: Pathophysiology, diagnosis, and therapeutics. World J Hepatol. 2025 Jun 27;17(6):106849. doi: 10.4254/wjh.v17.i6.106849. PMID: 40606926; PMCID: PMC12210170.
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