
Avviate le trattative per il rinnovo 2025-2027. Filippi: “Risorse adeguate all’inflazione”. Ma resta aperta la questione dell’indennità di specificità e dell’equità tra le diverse figure del Ssn
"Finalmente si apre una vera stagione contrattuale necessaria a tutelare l’enorme patrimonio professionale del SSN". Andrea Filippi, segretario nazionale Fp Cgil Medici e Dirigenti SSN, commenta così l’avvio delle trattative all’Aran per il rinnovo del contratto dell’Area Sanità 2025-2027, che arriva dopo una fase segnata da tensioni e da un precedente accordo non condiviso dal sindacato.
Il riferimento è al contratto 2022-2024, definito "ponte" e non firmato dalla Fp Cgil, che secondo Filippi non aveva affrontato in modo adeguato i principali problemi del sistema. Il nuovo ciclo negoziale si apre invece, almeno sul piano delle risorse, in un contesto diverso: "Si apre una stagione con risorse almeno adeguate all’inflazione programmata", osserva.
Il tema dell’attrattività del Ssn
Al centro del confronto contrattuale c’è una questione che attraversa tutto il sistema sanitario: la capacità del Servizio sanitario nazionale di attrarre e trattenere professionisti.
"Possiamo affrontare i temi utili a rendere più attrattivo il Servizio sanitario nazionale e frenare la fuga dei professionisti verso l’estero e verso il privato", spiega Filippi, indicando un fenomeno che negli ultimi anni ha assunto dimensioni sempre più rilevanti.
Gli strumenti individuati dal sindacato sono quelli classici della contrattazione, ma con un impatto diretto sull’organizzazione del lavoro: orario, carriere, incarichi, congedi, condizioni di lavoro ed equità di genere. Elementi che non riguardano solo il trattamento economico, ma la qualità complessiva dell’esperienza professionale all’interno del Ssn.
In questo senso, il rinnovo contrattuale viene visto come uno strumento per intervenire su squilibri che, nel tempo, hanno inciso sulla tenuta del sistema, contribuendo alla difficoltà di coprire i fabbisogni di personale.
La questione aperta delle indennità
Accanto agli elementi di apertura, la Fp Cgil segnala però una criticità che resta irrisolta e che rischia di condizionare il negoziato. "Rimane il problema del mancato finanziamento dell’indennità di specificità dei dirigenti sanitari e delle professioni sanitarie", sottolinea Filippi.
Il problema riguarda la distribuzione delle risorse tra le diverse figure del sistema. "Per medici e veterinari è previsto su questa voce un finanziamento extracontrattuale di circa 300 euro lordi al mese, per il comparto circa 120, mentre per i dirigenti sanitari solo 60".
Una differenza che il sindacato definisce apertamente una "sperequazione" e che, nei numeri complessivi, si traduce in uno squilibrio tra circa 35 milioni mancanti per i dirigenti sanitari e oltre 400 milioni già stanziati per altre categorie.
Filippi ricorda che su questo punto era stato assunto un impegno anche a livello istituzionale: "Si tratta di una questione che lo stesso ministro Schillaci si era impegnato a risolvere".
Un equilibrio da ricostruire
Il tema delle indennità non è solo una questione tecnica, ma incide su un equilibrio più ampio tra le diverse componenti del sistema sanitario. La richiesta della Fp Cgil è quella di un intervento che consenta di ristabilire condizioni più uniformi e di evitare disparità percepite come ingiustificate.
"Chiediamo al Governo di sanare al più presto questa ingiustizia, per consentire al tavolo di negoziare al meglio un contratto che deve tutelare e valorizzare in modo equo l’enorme patrimonio professionale che ancora resiste con passione e dedizione", conclude Filippi.
L’avvio delle trattative si inserisce in un momento in cui il sistema sanitario è attraversato da più linee di intervento, dalla riorganizzazione della medicina territoriale alle misure sulle liste d’attesa. In questo quadro, il rinnovo contrattuale rappresenta uno dei passaggi chiave, perché incide direttamente sulla tenuta del personale e sulla capacità del sistema di rispondere ai bisogni di salute.
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