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Medicina territoriale, SNAMI al Senato: “La riforma non indebolisca il rapporto fiduciario medico-paziente”

Sindacato Annalucia Migliozzi | 13/05/2026 11:00

Dal sindacato proposte su assistenza primaria, Case della Comunità e formazione dei medici di famiglia. Focus su sostenibilità del SSN e valorizzazione della medicina convenzionata.

Rafforzare la sanità territoriale senza snaturare il ruolo del medico di medicina generale. È questo il messaggio portato da SNAMI nel corso dell’audizione alla Commissione Affari sociali, sanità, lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, dedicata ai nuovi modelli organizzativi dell’assistenza primaria.

A rappresentare il sindacato sono stati Federico Di Renzo e il vicepresidente nazionale SNAMI Fabrizio Valeri, che hanno illustrato una serie di proposte relative a medicina generale, Case della Comunità, formazione professionale e sistemi di remunerazione convenzionale.

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SNAMI: “Centralità del medico di famiglia nella presa in carico”

Nel documento presentato alla Commissione, il sindacato ha evidenziato la necessità che le riforme legate al PNRR e alla riorganizzazione territoriale mantengano al centro il rapporto fiduciario tra medico e assistito.

Il potenziamento dell’assistenza sul territorio non può basarsi su modelli rigidi o esclusivamente organizzativi”, ha dichiarato Federico Di Renzo. “La medicina generale deve continuare a fondarsi sulla libera scelta del cittadino, sulla continuità assistenziale e sulla conoscenza clinica del paziente nel tempo”.

Secondo SNAMI, il medico di famiglia deve conservare un ruolo centrale nella gestione della cronicità, nella prevenzione, nella diagnosi precoce e nel follow-up terapeutico, evitando il rischio di una frammentazione delle competenze all’interno delle nuove strutture territoriali.

Case della Comunità e sostenibilità del sistema

Tra i temi affrontati anche il futuro delle Case della Comunità e l’utilizzo delle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Per il sindacato, i nuovi assetti organizzativi non dovrebbero trasformarsi in una duplicazione dei modelli distrettuali né favorire una gestione prevalentemente specialistica dei pazienti cronici.

SNAMI chiede invece una maggiore valorizzazione della medicina convenzionata, ritenuta essenziale per garantire sostenibilità economica e prossimità assistenziale.

Fabrizio Valeri ha inoltre sottolineato la necessità di distinguere chiaramente l’attività fiduciaria del medico di medicina generale dalle prestazioni orarie o progettuali.

Il rapporto convenzionale rappresenta una peculiarità dell’assistenza primaria italiana e non può essere assimilato a modelli contrattuali differenti che rischiano di limitare la libertà di scelta dell’assistito”, ha spiegato il vicepresidente nazionale SNAMI.

Formazione e nuove proposte organizzative

Tra le proposte avanzate dal sindacato figura anche l’istituzione di percorsi specialistici dedicati alla medicina generale, con riconoscimento dell’esperienza maturata dai professionisti già in possesso dell’attestato di formazione specifica.

SNAMI propone inoltre una revisione del ruolo unico, maggiore autonomia nella gestione delle quote orarie e la possibilità facoltativa per gli assistiti over 14 di mantenere l’iscrizione al pediatra di libera scelta.

Per il sindacato, la riforma dell’assistenza territoriale dovrà puntare a un utilizzo più efficiente delle risorse disponibili, evitando nuovi carichi burocratici sui medici di famiglia e garantendo continuità delle cure, appropriatezza clinica e tutela della relazione medico-paziente.

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