
Farmindustria richiama il peso crescente dell’innovazione oncologica: quasi il 40% della pipeline globale riguarda i tumori. Crescono trial clinici, AI e telemedicina, mentre aumenta il numero di pazienti che convivono a lungo con la malattia
L’oncologia si conferma oggi il principale terreno di sviluppo della ricerca farmaceutica mondiale. Secondo i dati richiamati da Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, sono attualmente 9.036 i medicinali in ricerca e sviluppo dedicati ai tumori, pari a quasi il 40% dell’intera pipeline globale.
Numeri che, sottolinea Cattani, testimoniano "il forte impegno dell’industria farmaceutica nell’individuare terapie sempre più efficaci, mirate e personalizzate". Il richiamo arriva in occasione della XXI Giornata nazionale del Malato Oncologico, in un contesto in cui l’innovazione terapeutica continua a modificare profondamente lo scenario della cura dei tumori.
"I progressi scientifici e tecnologici degli ultimi anni stanno cambiando la lotta contro il cancro, rendendo curabili molte forme di tumore e trasformandole in molti casi in condizioni croniche con cui è possibile convivere", afferma Cattani.
Un cambiamento che, secondo il presidente di Farmindustria, trova conferma anche nell’aumento delle persone che vivono dopo una diagnosi oncologica. "In Italia negli ultimi 10 anni le persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore sono 1 milione in più, grazie anche al ruolo fondamentale dei farmaci", osserva.
Crescono trial clinici e tecnologie digitali
Parallelamente continua ad aumentare il numero degli studi clinici oncologici a livello internazionale. "All’inizio del 2026 erano 20.383 quelli in corso a livello globale, con un aumento del 5,8% rispetto all’anno precedente", ricorda Cattani, citando dati internazionali. In Italia, secondo i dati Aifa richiamati da Farmindustria, circa il 35% degli studi clinici riguarda le neoplasie.
Un’espansione che riflette non soltanto la crescita quantitativa della ricerca, ma anche il cambiamento qualitativo delle terapie oncologiche, sempre più orientate verso approcci personalizzati, bersagli molecolari specifici e integrazione tra farmaci, diagnostica avanzata e tecnologie digitali. In questo quadro, secondo Farmindustria, anche l’intelligenza artificiale e la telemedicina stanno iniziando a modificare profondamente i processi di ricerca e assistenza.
"Le tecnologie digitali e l’Intelligenza Artificiale stanno rendendo i processi di ricerca e sviluppo più rapidi ed efficienti, favorendo l’identificazione di nuove molecole e una maggiore personalizzazione delle terapie", sottolinea Marcello Cattani.
Allo stesso tempo, aggiunge, gli studi clinici decentralizzati e gli strumenti di telemedicina possono contribuire a migliorare la qualità della vita dei pazienti, riducendo gli spostamenti e facilitando la partecipazione ai percorsi di cura e ricerca.
Accesso precoce e riduzione delle disuguaglianze
Nel suo intervento, il presidente di Farmindustria richiama anche la necessità di accelerare i percorsi di accesso all’innovazione. "Per mettere pienamente a frutto le potenzialità dell’innovazione e farla arrivare prima ai pazienti, è sempre più importante prevedere schemi di accesso precoce alle terapie innovative", afferma.
Secondo Cattani, l’Italia dispone già di competenze scientifiche, cliniche e industriali di alto livello, ma per rafforzare ulteriormente il proprio ruolo nella ricerca oncologica internazionale sarà necessario continuare a investire sull’innovazione, semplificare i percorsi autorizzativi e ridurre le differenze territoriali nell’accesso ai trattamenti. "Garantire prossimità assistenziale, aggiornamento continuo degli operatori sanitari e una sempre maggiore sensibilizzazione su queste tematiche significa costruire un sistema salute più vicino ai bisogni delle persone", conclude il presidente di Farmindustria.
La sfida della sostenibilità
La crescita dell’innovazione oncologica pone però inevitabilmente anche una questione di sostenibilità economica per i sistemi sanitari.
L’arrivo di terapie sempre più personalizzate, sofisticate e ad alto costo rende infatti centrale il tema dell’allocazione delle risorse e della capacità dei servizi sanitari di garantire accesso uniforme all’innovazione senza ampliare le disuguaglianze territoriali. In questo contesto si inserisce anche il crescente ricorso ai farmaci biosimilari, promosso negli ultimi anni dalle istituzioni sanitarie come strumento per mantenere sostenibile la spesa e liberare risorse da reinvestire proprio nelle terapie innovative.
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