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Prevenzione, Schillaci: “Il nuovo Piano è uno strumento strategico fondamentale”

Approvato il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031: più risorse, focus sul territorio e obiettivi uniformi in tutta Italia.
Prevenzione

"Il Piano nazionale prevenzione rappresenta uno strumento strategico fondamentale per la programmazione, su tutto il territorio nazionale, degli interventi di promozione della salute per i prossimi cinque anni". Così il ministro della Salute Orazio Schillaci commenta l’approvazione del nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 da parte della Conferenza Stato-Regioni.

Schillaci si dice "soddisfatto" per il via libera al documento, che definirà le linee strategiche della prevenzione sanitaria italiana fino al 2031 e che, secondo il ministero, rafforza il ruolo della prevenzione territoriale all’interno del SSN.

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Più risorse e rafforzamento della prevenzione territoriale

Rispetto ai precedenti Piani, il nuovo PNP prevede un incremento delle risorse dedicate alla prevenzione. Il ministero della Salute evidenzia infatti lo stanziamento di ulteriori 50 milioni di euro per il 2026 destinati alle attività preventive territoriali e agli adempimenti previsti dall’Intesa Stato-Regioni.

Il Piano conferma inoltre l’approccio "One Health", sempre più centrale nelle strategie sanitarie europee e nazionali, che considera salute umana, ambiente, fattori sociali e contesto produttivo come elementi strettamente interconnessi. L’obiettivo dichiarato è rafforzare l’equità nell’accesso ai servizi sanitari e migliorare l’appropriatezza degli interventi di prevenzione lungo tutto il corso della vita.

Dalle cronicità alla salute mentale: le priorità del Piano

Il documento individua come prioritarie le grandi aree della prevenzione sanitaria contemporanea: malattie croniche non trasmissibili, dipendenze, sicurezza sul lavoro, incidenti domestici e stradali, malattie infettive, salute ambientale e sicurezza alimentare.

Particolare attenzione viene dedicata alle patologie cardio-cerebrovascolari, oncologiche, respiratorie e metaboliche, ma il Piano amplia il proprio raggio d’azione anche alle nuove criticità che stanno emergendo nella sanità pubblica.

Tra queste figurano gli effetti dei cambiamenti climatici e ambientali sulla salute, il riemergere delle malattie infettive, l’invecchiamento della popolazione con il conseguente aumento delle condizioni di fragilità e disabilità, oltre al tema della salute mentale e del benessere psicologico.

Obiettivi uniformi per ridurre le differenze regionali

Uno dei passaggi più rilevanti del nuovo Piano riguarda il tentativo di rendere più omogenee le attività di prevenzione sul territorio nazionale. Il ministero sottolinea infatti che "l’equità è il filo conduttore del documento" e annuncia il superamento dei cosiddetti "Programmi Liberi" regionali a favore di "Programmi Predefiniti", con obiettivi e indicatori stabiliti a livello centrale.

La prevenzione verrà quindi organizzata attraverso standard comuni validi su tutto il territorio nazionale, mentre la valutazione dei Piani regionali entrerà tra gli adempimenti previsti dal sistema di verifica dei LEA.

I Programmi Predefiniti passano inoltre da dieci a quattordici, includendo nuove aree dedicate agli screening oncologici, alla gestione integrata della cronicità, alla sicurezza alimentare, alla sanità pubblica veterinaria e alla promozione della salute nei primi mille giorni di vita.

Il Piano introduce anche attività obbligatorie da realizzare sui territori, con particolare attenzione all’estensione progressiva dello screening colorettale nella fascia 70-74 anni e dello screening mammografico nelle fasce 45-49 e 70-74 anni.

Governance e organizzazione territoriale

Tra le novità figura anche la creazione di un Gruppo di coordinamento del Piano composto da istituzioni sanitarie centrali e regionali, oltre a un Tavolo interistituzionale che coinvolgerà ministeri ed enti impegnati nei diversi ambiti della prevenzione. Previsto inoltre un tavolo di lavoro con AGENAS per definire standard di riferimento dei Dipartimenti di prevenzione territoriali e migliorarne l’efficienza organizzativa, anche attraverso una più adeguata dotazione di personale.

Il ministero della Salute coordinerà il percorso di attuazione e monitoraggio del Piano fino al 2031, in raccordo con Regioni e Province autonome. Sul piano politico-sanitario, il nuovo PNP conferma una tendenza ormai evidente: la prevenzione viene considerata sempre meno un ambito accessorio del SSN e sempre più uno strumento centrale per affrontare cronicità, sostenibilità economica, diseguaglianze territoriali e invecchiamento della popolazione.

Prevenzione
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