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Fibrillazione atriale, nuovi dati sulla gestione post-ablazione: possibile stop agli anticoagulanti in pazienti selezionati.

Cardiologia Raffaella Granata | 28/05/2026 15:37

Una meta-analisi italo-britannica su oltre 2.300 pazienti suggerisce che, dopo ablazione efficace e in assenza di recidive aritmiche, l’interruzione dei NAO potrebbe non aumentare il rischio tromboembolico, riducendo invece gli eventi emorragici magg

Nuove evidenze potrebbero ridefinire l’approccio terapeutico nei pazienti con fibrillazione atriale sottoposti ad ablazione transcatetere

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su European Heart Journal Open indica infatti che, in soggetti accuratamente selezionati e liberi da recidive aritmiche, la sospensione della terapia anticoagulante orale nel follow-up post-procedurale non sembrerebbe associata a un incremento del rischio ischemico.

L’analisi, sviluppata da ricercatori dello University College London e dell’IRCCS MultiMedica di Milano su incarico della European Cardiac Arrhythmia Society (ECAS), ha integrato i risultati di tre trial randomizzati controllati: ODIn-AF, ALONE-AF e OCEAN. Il campione complessivo comprendeva 2.324 persone con fibrillazione atriale trattata efficacemente mediante ablazione e senza episodi documentati di aritmia nei sei mesi successivi alla procedura.

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Secondo i dati emersi, l’interruzione dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) in pazienti con rischio tromboembolico basso o intermedio non ha determinato un aumento statisticamente significativo di ictus cerebrale o embolie sistemiche nel corso di un monitoraggio medio di circa due anni. Gli eventi tromboembolici si sono infatti mantenuti su livelli comparabili tra i pazienti che proseguivano il trattamento e quelli che lo avevano interrotto.

Parallelamente, è emerso un differente profilo di sicurezza emorragica. La prosecuzione della terapia anticoagulante si è associata a una maggiore frequenza di sanguinamenti severi, con un’incidenza quasi tripla rispetto al gruppo che aveva sospeso i farmaci.

Le evidenze rafforzano il paradigma di una gestione più personalizzata della fibrillazione atriale dopo ablazione, basata su stratificazione del rischio cardiovascolare, monitoraggio del ritmo e caratteristiche cliniche individuali. In questo scenario, la prosecuzione indefinita dei NAO potrebbe non rappresentare una scelta automatica per tutti i pazienti.

Resta tuttavia prudenza nei profili ad alto rischio tromboembolico, per i quali i dati disponibili rimangono limitati. La decisione terapeutica, sottolineano gli autori, deve continuare a essere definita caso per caso, integrando follow-up clinico e sorveglianza elettrocardiografica nel periodo successivo all’ablazione.

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