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Fibrillazione atriale, nuovi dati sulla gestione post-ablazione: possibile stop agli anticoagulanti in pazienti selezionati.

Una meta-analisi italo-britannica su oltre 2.300 pazienti suggerisce che, dopo ablazione efficace e in assenza di recidive aritmiche, l’interruzione dei NAO potrebbe non aumentare il rischio tromboembolico, riducendo invece gli eventi emorragici magg
Cardiologia

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su European Heart Journal Open indica infatti che, in soggetti accuratamente selezionati e liberi da recidive aritmiche, la sospensione della terapia anticoagulante orale nel follow-up post-procedurale non sembrerebbe associata a un incremento del rischio ischemico.

L’analisi, sviluppata da ricercatori dello University College London e dell’IRCCS MultiMedica di Milano su incarico della European Cardiac Arrhythmia Society (ECAS), ha integrato i risultati di tre trial randomizzati controllati: ODIn-AF, ALONE-AF e OCEAN. Il campione complessivo comprendeva 2.324 persone con fibrillazione atriale trattata efficacemente mediante ablazione e senza episodi documentati di aritmia nei sei mesi successivi alla procedura.

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Secondo i dati emersi, l’interruzione dei nuovi anticoagulanti orali (NAO) in pazienti con rischio tromboembolico basso o intermedio non ha determinato un aumento statisticamente significativo di ictus cerebrale o embolie sistemiche nel corso di un monitoraggio medio di circa due anni. Gli eventi tromboembolici si sono infatti mantenuti su livelli comparabili tra i pazienti che proseguivano il trattamento e quelli che lo avevano interrotto.

Parallelamente, è emerso un differente profilo di sicurezza emorragica. La prosecuzione della terapia anticoagulante si è associata a una maggiore frequenza di sanguinamenti severi, con un’incidenza quasi tripla rispetto al gruppo che aveva sospeso i farmaci.

Le evidenze rafforzano il paradigma di una gestione più personalizzata della fibrillazione atriale dopo ablazione, basata su stratificazione del rischio cardiovascolare, monitoraggio del ritmo e caratteristiche cliniche individuali. In questo scenario, la prosecuzione indefinita dei NAO potrebbe non rappresentare una scelta automatica per tutti i pazienti.

Resta tuttavia prudenza nei profili ad alto rischio tromboembolico, per i quali i dati disponibili rimangono limitati. La decisione terapeutica, sottolineano gli autori, deve continuare a essere definita caso per caso, integrando follow-up clinico e sorveglianza elettrocardiografica nel periodo successivo all’ablazione.

Cardiologia
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