
L’indagine MINDex 2026 evidenzia una carenza strutturale nell’alfabetizzazione emotiva durante il percorso scolastico. Esperti e dati indicano possibili ricadute su benessere psicologico, relazioni sociali e gestione dei conflitti.
La scuola italiana continua a mostrare importanti lacune nell’educazione emotiva. Secondo i risultati del MINDex 2026, ricerca realizzata da Unobravo in collaborazione con Ipsos Doxa, il 58% degli italiani ritiene di non aver ricevuto durante gli anni scolastici un supporto adeguato per comprendere, esprimere e gestire le proprie emozioni. Un quarto degli intervistati riferisce addirittura di non aver ricevuto alcun aiuto in questo ambito.
I dati emergono mentre il dibattito sull’educazione affettiva torna al centro dell’attenzione pubblica dopo l’approvazione del disegno di legge sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole. L’indagine evidenzia però come il tema non riguardi esclusivamente la sfera sessuale, ma più in generale lo sviluppo delle competenze emotive e relazionali.
Lo studio mostra che soltanto l’8% dei partecipanti considera la scuola e gli insegnanti un punto di riferimento concreto per l’apprendimento delle competenze emotive. Parallelamente, il 42% degli italiani riconosce che le capacità acquisite durante l’infanzia influenzano ancora oggi il proprio modo di comunicare e costruire relazioni. Tra le donne questa consapevolezza raggiunge il 48%.
Le evidenze raccolte suggeriscono che l’alfabetizzazione emotiva non rappresenta un elemento accessorio della formazione, ma una competenza trasversale in grado di incidere sul benessere individuale e sulla qualità delle interazioni sociali. La difficoltà nel riconoscere e regolare emozioni complesse può infatti riflettersi nella gestione dei conflitti, delle relazioni affettive e delle situazioni di stress.
Particolarmente significativo è il quadro che emerge tra i più giovani. Nella Generazione Z, cresciuta all’interno dell’attuale modello scolastico, le ragazze risultano le più penalizzate: solo il 32% dichiara di aver ricevuto un adeguato sostegno emotivo durante gli anni di scuola, contro il 51% dei coetanei maschi. Inoltre, una giovane donna su cinque ammette di avere ancora oggi difficoltà nella gestione delle emozioni intense.
Nonostante queste criticità, la consapevolezza dell’importanza della salute emotiva appare elevata. L’85% degli italiani considera fondamentale comprendere il proprio mondo interiore per mantenere il benessere psicologico. Tra le giovani donne della Gen Z, quasi sei su dieci ritengono questa capacità assolutamente indispensabile.
L’indagine mette inoltre in luce un apparente paradosso. Sebbene il 90% degli intervistati affermi di essere consapevole delle proprie emozioni, il 51% riconosce di incontrare difficoltà nel gestirle efficacemente. Una discrepanza che evidenzia come la semplice consapevolezza non sia sufficiente senza strumenti educativi adeguati.
Secondo gli autori della ricerca, questi risultati indicano la necessità di considerare l’educazione emotiva come parte integrante dei percorsi scolastici, attraverso programmi strutturati, professionisti qualificati e interventi continuativi. L’obiettivo sarebbe quello di rafforzare competenze che non incidono soltanto sul benessere individuale, ma anche sulla prevenzione di fenomeni sociali complessi, favorendo una maggiore capacità di gestione delle relazioni, delle difficoltà e delle sfide della vita adulta.
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