
Oggetto delle richiesta di intervento era stato il meccanismo adottato nel biennio 2023-2024, quando, in presenza di un’inflazione molto elevata in conseguenza dell’emergenza pandemica, l’esecutivo aveva pesantemente limitato l’adeguamento all’inflazione degli assegni medio-alti.
I giudici costituzionali hanno dunque messo la parola fine alle discussioni sui tagli ai rimborsi per il costo della vita applicati alle pensioni nel 2023 e nel 2024. Attraverso due importanti pronunce (sentenza n. 167 del 19 novembre 2025 e sentenza n. 52 del 22 aprile 2026), l'organo di garanzia ha respinto i ricorsi presentati da diversi tribunali. Di conseguenza, il sistema che riduce i bonus per gli assegni medio-alti è stato dichiarato del tutto legittimo.
Perché i tribunali avevano protestato. Ogni anno lo Stato ritocca gli assegni mensili per evitare che l'inflazione ne azzeri il valore reale. Nel biennio preso in esame, però, il Governo ha cambiato le regole per risparmiare risorse pubbliche. Invece di calcolare gli aumenti a pezzi sulla base delle diverse quote della pensione, ha diviso i pensionati in sei grandi gruppi.
Chi si trovava nei gruppi con importi lordi più alti ha ricevuto una percentuale di aumento molto ridotta su tutto l'importo. Molti magistrati consideravano questa scelta ingiusta per tre motivi principali:
Le ragioni dei giudici costituzionali. La decisione dei giudici ha ribaltato queste accuse, ritenendo corretto l'operato della politica. La scelta si basa su quattro pilastri fondamentali:
Le conseguenze pratiche per i cittadini. Anche se la manovra è stata dichiarata perfettamente in regola con la legge, gli effetti sui portafogli restano evidenti. Chi ha subito il taglio si ritrova oggi con una pensione dal valore d'acquisto stabilmente inferiore.
Dal punto di vista dei medici e degli odontoiatri, questa decisione impatta esclusivamente sui sanitari ex dipendenti pubblici o privati, con pensioni Inps. I trattamenti Enpam hanno infatti un meccanismo di rivalutazione diverso, che, anche se meno vantaggioso di quello previsto a regime per l’Inps (e riattivato dall’Istituto nel 2025, quando l’inflazione è tornata a livelli ragionevoli), non è stato interessato dai tagli effettuati negli anni in contestazione.
Peraltro, va ricordato che i pensionati Enpam non hanno ancora ricevuto la rivalutazione 2026 sui loro trattamenti, perché i Ministeri non hanno ancora ratificato la delibera della Fondazione, assunta nello scorso mese di gennaio.




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