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Autismo e sport inclusivo, dal campo al Senato: il progetto che rafforza autonomia e relazioni

Associazioni Annalucia Migliozzi | 17/06/2026 13:17

“Un Calcio all’Autismo – In Campo con il Cuore” conclude il primo anno di attività con una visita istituzionale a Palazzo Madama. Coinvolti 14 bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico, con evidenze positive sul piano sociale, comportame

Lo sport si conferma uno strumento efficace per favorire inclusione, partecipazione e sviluppo delle competenze nei giovani con disturbo dello spettro autistico. È quanto emerge dall’esperienza di “Un Calcio all’Autismo – In Campo con il Cuore”, progetto che ha accompagnato per mesi bambini e adolescenti in un percorso di integrazione attraverso il calcio e che si è concluso simbolicamente con una visita al Senato della Repubblica.

Dal terreno di gioco alle istituzioni. I protagonisti del progetto “Un Calcio all’Autismo – In Campo con il Cuore” hanno visitato il Senato della Repubblica accompagnati dalla senatrice Giusy Versace, vivendo un’esperienza dedicata alla cittadinanza attiva e alla partecipazione sociale.

L’iniziativa, sostenuta da Netgroup e promossa da Aliter Cooperativa Sociale e A.S.D. Progetto Giovani Mariglianese, è stata avviata nell’ottobre 2025 con l’obiettivo di favorire l’inclusione di bambini e ragazzi con disturbo dello spettro autistico attraverso la pratica sportiva condivisa.

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Il progetto ha coinvolto 14 partecipanti di età compresa tra i 6 e i 14 anni, inseriti in allenamenti settimanali insieme ai coetanei della scuola calcio. Un modello fondato sul peer tutoring, metodologia che valorizza il supporto tra pari e che consente di sviluppare competenze sociali e relazionali all’interno di un contesto naturale e motivante.

Secondo la relazione scientifica elaborata sul percorso, le famiglie hanno segnalato risultati particolarmente significativi nell’ambito dell’inclusione sociale. Accanto a una maggiore partecipazione alle attività di gruppo, sono stati osservati progressi nelle abilità relazionali, nei comportamenti adattivi e nelle competenze motorie.

Tra gli aspetti più rilevanti emerge la capacità dei partecipanti di trasferire quanto appreso durante gli allenamenti nella vita quotidiana. Alcuni ragazzi hanno infatti iniziato a praticare il calcio anche al di fuori delle attività organizzate, coinvolgendo amici, compagni di scuola e familiari. Un indicatore importante della generalizzazione delle competenze acquisite e della crescita dell’autonomia personale.

La visita a Palazzo Madama ha rappresentato il momento conclusivo di questo percorso, alla presenza della direttrice clinica di Aliter Cooperativa Sociale, Carmen Mosca, e dell’amministratore delegato di Netgroup, Salvatore Gesuele. L’incontro ha offerto ai giovani partecipanti l’opportunità di vivere un’esperienza istituzionale significativa, rafforzando il senso di appartenenza alla comunità.

L’esperienza conferma il potenziale dello sport come strumento educativo e inclusivo per le persone con disturbo dello spettro autistico. Il modello sviluppato dal progetto evidenzia inoltre il valore della collaborazione tra imprese, terzo settore e associazionismo sportivo nel costruire percorsi capaci di generare benefici concreti sul piano clinico, sociale e relazionale, aprendo la strada a possibili applicazioni in altri contesti territoriali.

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