
Una malattia che inizia presto
Infarto, ictus e trombosi non arrivano all’improvviso. Sono spesso l’esito finale di un processo lungo, che può iniziare già in età molto giovane senza dare sintomi evidenti. L’aterosclerosi, cioè l’accumulo di placche nelle arterie, è infatti una condizione diffusa e progressiva, che negli anni può portare all’ostruzione dei vasi sanguigni. I numeri aiutano a capire la portata del problema: queste patologie sono responsabili di circa il 30,8% di tutti i decessi e del 18,1% di quelli sotto i 75 anni. Proprio per questo motivo gli specialisti oggi insistono su un cambiamento di approccio: non aspettare l’evento acuto, ma intercettare il rischio prima.
Prevenzione su misura
Costruire una prevenzione più precoce, personalizzata e multidisciplinare, capace di agire prima che la malattia si manifesti. È questo l’obiettivo degli specialisti e il messaggio emerso dal congresso "Antitrombosi 2.0" promosso dalla Società italiana di medicina interna (SIMI), che ha riunito a Roma esperti di diverse discipline.
"Al centro del congresso abbiamo messo la prevenzione dell’aterosclerosi e la profilassi nelle fasi critiche" – spiega Pasquale Pignatelli, direttore UOC Medicina interna e prevenzione dell’aterosclerosi dell’Università Sapienza di Roma e responsabile scientifico del congresso SIMI –. Abbiamo ampliato la riflessione includendo il legame tra rischio cardiovascolare e condizioni come obesità, broncopneumopatia cronica ostruttiva, sarcopenia, infezioni severe e stati infiammatori cronici".
Non solo stile di vita: conta anche la genetica
Fumo, diabete, ipertensione e colesterolo alto restano fattori di rischio fondamentali. Ma non raccontano tutta la storia. "Le malattie cardiovascolari sono multifattoriali – sottolinea Pignatelli –. Accanto agli stili di vita esiste una componente genetica non modificabile che può influenzare significativamente il rischio individuale". Esistono infatti condizioni ereditarie, come l’ipercolesterolemia familiare, che espongono già in giovane età a livelli molto elevati di colesterolo LDL e a eventi cardiovascolari precoci. Lo stesso vale per alcune predisposizioni alla trombosi venosa, che possono diventare pericolose in presenza di fattori scatenanti come interventi chirurgici, immobilità prolungata o tumori.
Nuovi indicatori per scoprire il rischio nascosto
Tra le novità più interessanti c’è l’attenzione verso marcatori biologici ancora poco utilizzati nella pratica quotidiana. Uno di questi è la lipoproteina(a), o Lp(a), una particella nel sangue la cui concentrazione dipende quasi interamente dal patrimonio genetico. Livelli elevati possono aumentare il rischio cardiovascolare anche in persone apparentemente sane. Per gli esperti, in futuro il suo dosaggio potrebbe diventare uno strumento chiave per identificare precocemente chi ha bisogno di controlli più approfonditi o di cure mirate.
Farmaci innovativi: non solo colesterolo
Sul fronte delle terapie, la ricerca sta facendo passi avanti importanti. "Accanto alle statine e agli inibitori di PCSK9, si stanno sviluppando approcci sempre più innovativi per ridurre il colesterolo LDL e migliorare l’aderenza alle cure", aggiunge l’esperto. Una delle sorprese più rilevanti riguarda i farmaci per il controllo del peso. Gli agonisti del recettore GLP-1, nati per il diabete, hanno dimostrato di ridurre anche il rischio di infarto, ictus e morte cardiovascolare. Un effetto che sembra andare oltre la perdita di peso, coinvolgendo infiammazione, funzione dei vasi e processi di coagulazione.
Esami che anticipano la malattia
La prevenzione passa anche da strumenti diagnostici sempre più precoci. Oggi è possibile osservare direttamente i segni di danno vascolare prima che compaiano i sintomi. Come ad esempio l’ecografia delle carotidi, che consente di individuare placche aterosclerotiche in persone che si considerano sane. È un passo verso una medicina predittiva, che punta ad anticipare il problema invece di intervenire solo quando si manifesta.
Pazienti oncologici e trombosi
Un’attenzione particolare è stata dedicata ai pazienti oncologici, più esposti al rischio di eventi trombotici. "Studi pubblicati sul New England Journal of Medicine indicano che proseguire la profilassi anticoagulante a basso dosaggio dopo un evento trombotico può ridurre significativamente le recidive mantenendo un buon profilo di sicurezza", continua Pignatelli. Durante il congresso è stato presentato anche uno studio multicentrico per sviluppare un nuovo sistema di valutazione del rischio, basato su biomarcatori e caratteristiche del paziente, in grado di prevedere meglio chi ha bisogno di trattamenti preventivi.
Il futuro
La prevenzione cardiovascolare non può essere uguale per tutti. Dalla genetica agli esami diagnostici, fino ai nuovi farmaci, l’obiettivo è costruire strategie sempre più personalizzate, capaci di individuare chi è a rischio anche quando si sente bene. Un cambio di prospettiva che può fare la differenza: intervenire prima che accadano infarto o ictus.




Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.