|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Scegli un Argomento
Scegli uno degli Argomenti da approfondire tra quelli più cliccati.
Non hai trovato nulla di tuo interesse? Cerca con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutti gli Argomenti facendo click su
Mostra Tutti
.
Scegli una Specializzazione
Clicca su una delle Specializzazioni per accedere a contenuti riguardanti esclusivamente la Specializzazione selezionata.
Non hai trovato la tua Specializzazione? Cercala con la
Search Bar
qui sotto o consulta la pagina con tutte le Specializzazioni facendo click su
Mostra Tutte
.
?

Tumore ovarico avanzato, al Policlinino Gemelli una nuova strategia per colpire le micrometastasi

Un radiofarmaco sperimentale somministrato nel peritoneo dopo l’intervento potrebbe migliorare le prospettive nelle forme più difficili da trattare
Oncologia

Una sfida ancora aperta

La carcinosi peritoneale associata al tumore ovarico rappresenta ancora oggi una delle condizioni più complesse da gestire, con prognosi spesso sfavorevole anche dopo chirurgia estesa e chemioterapia. In questo scenario si apre una nuova prospettiva di ricerca che punta a colpire i residui tumorali in maniera diretta.

pubblicità

Al centro dell’attenzione c’è uno studio internazionale che coinvolge anche la Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS, unico centro italiano partecipante, impegnato nella valutazione di un radiofarmaco innovativo per donne con tumore ovarico sieroso di alto grado in stadio avanzato e con limitate alternative terapeutiche.

Il radiofarmaco che agisce "in loco"

La nuova strategia si basa sull’impiego di un radiofarmaco somministrato nella cavità addominale subito dopo l’intervento chirurgico.  "Il farmaco – spiega la professoressa Anna Fagotti, ordinaria di Ginecologia e Ostetricia all’Università Cattolica e Direttrice della Ginecologia Oncologica della Fondazione Policlinico Gemelli IRCCS – è composto di particelle contenenti radio-224 combinato con microparticelle di carbonato di calcio, che rilasciano radiazioni alfa ad alta energia e a bassa penetranza, irradiando soltanto il peritoneo dove possono annidarsi le micrometastasi". La somministrazione avviene una sola volta, tramite un catetere intraperitoneale entro pochi giorni dalla chirurgia, con l’obiettivo di eliminare eventuali cellule tumorali residue limitando l’esposizione sistemica. 

Uno studio internazionale su pazienti con bisogni non soddisfatti

Il trial di fase 2 randomizzato coinvolge centri in Europa, Regno Unito e Stati Uniti e prevede l’arruolamento di 102 pazienti, con una randomizzazione 2:1 tra trattamento attivo e placebo, sempre in associazione alla chemioterapia. Si tratta di pazienti che, pur sottoposte a chemioterapia neoadiuvante e chirurgia, dispongono oggi di opzioni terapeutiche limitate, rendendo urgente l’individuazione di nuove soluzioni. 

Gli obiettivi

"Lo scopo principale dello studio – afferma Luigi Congedo, dirigente medico presso la UOC Carcinoma Ovarico e fellow nel master internazionale ESGO in ginecologia oncologica – è verificare se questo nuovo trattamento sia in grado di prolungare il periodo libero da progressione della malattia". Accanto a questo endpoint, i ricercatori valuteranno anche la sopravvivenza globale, il controllo della malattia a livello peritoneale, la qualità di vita delle pazienti, la sicurezza del trattamento. L’arruolamento è iniziato nel 2024 e il follow-up è previsto fino al 2029, con l’obiettivo di comprendere se un approccio localizzato possa incidere concretamente sui risultati clinici.

Dati preliminari promettenti

Le prime evidenze provenienti da studi precedenti offrono segnali incoraggianti. "I risultati clinici iniziali nelle pazienti con carcinoma ovarico recidivante sensibile al platino mostrano un profilo di sicurezza favorevole e segnali di efficacia", sottolinea Anna Fagotti. Se confermati, questi dati potrebbero aprire la strada a una nuova opzione terapeutica per ridurre il rischio di recidiva dopo l’intervento chirurgico.

Questa strategia si inserisce in un panorama terapeutico che già include approcci locoregionali come HIPEC e PIPAC, utilizzati da tempo per le carcinosi peritoneali. L’innovazione, in questo caso, è rappresentata dalla capacità di agire in modo mirato su eventuali residui tumorali microscopici subito dopo la chirurgia, con un approccio potenzialmente più selettivo. 

Oncologia
Commenti

I Correlati

Tumore del pancreas, al Gemelli una nuova arma su misura: la colla radioattiva che colpisce dall’interno
Oncologia
Leggimi

Ultime News

Ti potrebbero interessare
Aifa, due gruppi con Aiom e Sie per le valutazioni dei farmaci oncologici
Aifa
Aifa, due gruppi con Aiom e Sie per le valutazioni dei farmaci oncologici
I nuovi gruppi di lavoro supporteranno CSE e uffici Aifa con pareri specialistici. Coinvolti i coordinatori delle linee guida di oncologia ed ematologia.
Tumori a sede primitiva ignota: come la profilazione molecolare sta ridefinendo la strategia terapeutica.
Ricerca
Tumori a sede primitiva ignota: come la profilazione molecolare sta ridefinendo la strategia terapeutica.
Dalla ricerca del tessuto d'origine all'identificazione di alterazioni genomiche azionabili, la medicina di precisione sta cambiando la gestione dei tumori a sede primitiva ignota (CUP), offrendo nuove opportunità terapeutiche.
Nuove prospettive per il trapianto ematologico: l’editing di KIT apre al conditioning non genotossico
Ricerca
Nuove prospettive per il trapianto ematologico: l’editing di KIT apre al conditioning non genotossico
Nuovo passo verso trapianti più selettivi: l’editing di KIT protegge le cellule corrette e ne favorisce l’espansione dopo il trapianto.
Vaccino anti-KRAS per il tumore del pancreas: risposta T duratura e profilo di sicurezza favorevole nel primo studio sull’uomo
Ricerca
Vaccino anti-KRAS per il tumore del pancreas: risposta T duratura e profilo di sicurezza favorevole nel primo studio sull’uomo
Vaccino anti-KRAS, prevenzione del tumore del pancreas e risposta immunitaria duratura: in uno studio di fase I, mKRAS-VAX ha mostrato sicurezza e attivazione dei linfociti T nel 90% dei partecipanti ad alto rischio di PDAC.

Siamo oltre 250.000 medici: aggiornati e informati.

Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.