
Il sistema dell'emergenza-urgenza continua a reggere l'impatto dell'ondata di calore che sta interessando gran parte del Paese, con un incremento degli accessi ai Pronto soccorso che si mantiene intorno al 15%. Ma il dato più significativo non riguarda tanto i numeri quanto il profilo dei pazienti che arrivano in ospedale. Più che i colpi di calore, i medici osservano l'aggravarsi delle condizioni di persone già fragili, spesso anziane, sole e affette da patologie croniche. Una realtà che porta la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu) a definire il Pronto soccorso una vera e propria "finestra sociale" sulle fragilità del territorio.
Il caldo aggrava le fragilità più che creare nuove emergenze
Secondo Alessandro Riccardi, presidente della Simeu, il sistema sanitario sta reggendo grazie all'esperienza maturata negli anni, ma la durata dell'ondata di calore rappresenta un elemento di preoccupazione. Nelle diverse realtà territoriali emergono situazioni differenti. All'ospedale Maria Vittoria di Torino vengono adottate misure straordinarie come flebo conservate a quattro gradi e lenzuola bagnate per raffreddare i pazienti più compromessi. A Napoli, invece, il problema assume soprattutto un volto sociale.
"Danni diretti da colpi di calore non ne abbiamo visti", osserva Mario Guarino, direttore del Centro traumatologico ortopedico di Napoli e vicepresidente Simeu. "Quello che vediamo sono pazienti cronici e pluripatologici che con il caldo peggiorano. E poi tanti anziani che vivono soli, spesso persone di basso livello economico e sociale, che si disidratano e arrivano in Pronto soccorso".
È da questa osservazione che nasce la definizione proposta dalla Simeu: il Pronto soccorso non rappresenta soltanto il luogo in cui vengono trattate le urgenze, ma anche un punto di osservazione privilegiato delle fragilità sanitarie e sociali presenti sul territorio.
I dati del numero verde confermano il quadro
Una fotografia che trova riscontro anche nei dati del numero verde 1500 attivato dal ministero della Salute per affrontare l'emergenza caldo. Nella prima settimana di attività sono state registrate oltre 400 chiamate. Se il 57% delle richieste riguarda problemi cardiocircolatori, colpisce il fatto che il 37% sia riconducibile a problematiche psico-sociali.
Si tratta di un dato che suggerisce come le ondate di calore non rappresentino soltanto un'emergenza climatica o sanitaria, ma mettano sotto pressione anche le condizioni di vulnerabilità sociale, l'isolamento e le difficoltà assistenziali di una parte della popolazione, in particolare delle persone anziane.
Un banco di prova per la sanità territoriale
L'ondata di calore diventa così anche un banco di prova per la capacità del sistema sanitario e sociosanitario di intercettare precocemente le situazioni di maggiore fragilità.
Se il Pronto soccorso continua a garantire la risposta all'emergenza, è altrettanto evidente che molti degli accessi descritti dagli operatori sanitari hanno origine ben prima dell'arrivo in ospedale. Anziani che vivono soli, pazienti cronici con difficoltà nella gestione della terapia, persone prive di una rete familiare o assistenziale rappresentano una domanda di salute che difficilmente può trovare risposta esclusivamente nell'emergenza-urgenza.
In questo senso il caldo agisce come un fattore che rende visibili criticità già presenti sul territorio. Più che creare nuove fragilità, ne accelera l'emersione, trasformando il Pronto soccorso nel primo luogo in cui diventano evidenti le conseguenze sanitarie dell'isolamento sociale, della cronicità e della difficoltà di accesso ai servizi di prossimità.




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