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Rischio obesità, «triplo nelle fasce sociali più svantaggiate»

I nuovi dati Istat: il Sud più esposto del Nord e il Molise è la regione più colpita
Obesità

Quando se ne parla, l’attenzione si concentra spesso sulle abitudini individuali: cosa si mangia, quanto ci si muove, lo stile di vita. Ma i nuovi dati Istat presentati all'Italian Barometer Obesity Forum raccontano altro. L’obesità non colpisce tutti allo stesso modo e segue linee di disuguaglianza ben precise, legate alle condizioni economiche, sociali e culturali delle persone. «È tre volte più frequente nei gruppi sociali più svantaggiati», si legge nel report, conferma quanto le condizioni economiche e sociali pesino sul rischio di obesità.

Il peso delle disuguaglianze

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Le differenze sociali incidono in modo significativo sul rischio di sviluppare la malattia. Chi ha accesso a cibi salutari, può fare sport, ha un buon livello di istruzione e una disponibilità economica adeguata, ha più possibilità di adottare comportamenti sani. I dati del Forum confermano che l'obesità è molto più diffusa nelle fasce sociali più fragili. Un legame già emerso anche nelle analisi sui più giovani, dove l'eccesso di peso risultava più diffuso nelle famiglie con meno risorse economiche e un livello di istruzione più basso.

Nord e Sud: una geografia della salute che divide il Paese

Il report Istat mostra anche un forte divario territoriale. Le percentuali più alte di obesità si registrano nel Sud, con alcune regioni ben oltre la media nazionale. In testa c'è il Molise, dove l'obesità riguarda il 14% della popolazione. Seguono Puglia (13,2%), Sicilia (12,5%) e Campania (12%). Agli ultimi posti, invece, Toscana (8,7%), la Provincia autonoma di Bolzano (8,8%) e la Liguria (9,3%). Numeri che confermano una frattura geografica che da anni accompagna molti indicatori di salute, e che riguarda anche il peso corporeo.

Meno sedentari, ma 1 italiano su 3 si muove ancora troppo poco

Una buona notizia c'è: «la sedentarietà è in calo rispetto a dieci anni fa». Secondo i dati, chi non fa nessuna attività fisica era il 41,4% nel 2016, oggi è il 32,4%. Il miglioramento c'è, ma quasi un italiano su tre resta ancora sedentario. E le differenze tra uomini e donne restano marcate: sono sedentarie il 35,8% delle donne, contro il 28,8% degli uomini.

Muoversi fa la differenza

I numeri confermano anche il legame tra movimento e obesità: tra chi è sedentario, l'obesità arriva al 15,8%, mentre scende al 9,5% tra chi fa attività fisica. Questo non vuol dire che il movimento sia l'unico fattore in gioco: gli esperti ricordano che l'obesità è una malattia complessa, che dipende da genetica, ambiente, condizioni sociali e stile di vita. Ma restare attivi resta uno degli strumenti più efficaci per ridurre il rischio e stare meglio in generale.

Non solo una questione di chili

Il quadro che emerge suggerisce che per affrontare davvero l'obesità non basta invitare le persone a mangiare meno o a fare più attività fisica. Occorre intervenire anche sui fattori che rendono più difficile adottare comportamenti salutari, dalle disuguaglianze economiche alle opportunità offerte dai territori. Perché dietro i numeri non ci sono soltanto differenze di peso corporeo, ma differenze di opportunità, accesso alla prevenzione e possibilità di prendersi cura della propria salute.

Obesità
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