
Per prevenire diabete, obesità e malattie cardiovascolari non basta sapere che un’alimentazione equilibrata è importante: bisogna anche riconoscere quali prodotti rischiano di allontanarci da questo obiettivo. Ed è qui che emergono le contraddizioni fotografate dall’Instant Report Coldiretti-Censis "Mangiare bene per vivere meglio", presentato durante l’iniziativa "Campagna Amica per la Salute". Secondo l’indagine, il 97% degli italiani considera fondamentale mangiare in modo sano per proteggere la salute, ma molti faticano ancora a distinguere tra ciò che aiuta il benessere e ciò che può favorire l’insorgenza di malattie croniche.
Quando il marketing veste da salutari prodotti che non lo sono
Uno degli aspetti più interessanti del report riguarda la percezione degli alimenti cosiddetti ultra-processati o ultraformulati, di cui abbiamo già pubblicato un interessante approfondimento della Società italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia (Sige), prodotti industriali che spesso contengono additivi, conservanti, emulsionanti, dolcificanti artificiali e una lunga lista di ingredienti lontani dalla tradizione alimentare mediterranea.
A sorprendere è soprattutto la reputazione positiva che alcuni di questi alimenti continuano ad avere. Il 27% degli italiani ritiene infatti che barrette proteiche ed energy drink possano aiutare a mantenersi in forma. Una convinzione particolarmente diffusa tra i giovani, dove la quota sale al 35%. E la percezione, secondo gli autori del report, rischia di essere alimentata da campagne pubblicitarie molto efficaci, capaci di associare questi prodotti a sport, energia e performance, nonostante il loro profilo nutrizionale spesso non sia favorevole.
I giovani sono i principali consumatori
I numeri raccontano una tendenza chiara. Il 45% degli italiani consuma snack salati almeno una volta alla settimana, il 34% dolciumi e caramelle, il 31% merendine, il 20% barrette proteiche e il 16% energy drink. Tra i ragazzi, però, le percentuali crescono sensibilmente: il 61% mangia snack salati almeno una volta alla settimana, il 47% consuma merendine, il 39% dolciumi, il 35% barrette proteiche e il 29% bevande energetiche. Quest’ultimo dato è quasi nove volte superiore rispetto a quello registrato tra gli anziani. Non stupisce quindi la preoccupazione delle famiglie. Il 58% dei genitori riconosce che i figli tendono ad abbandonare una dieta equilibrata non appena ne hanno la possibilità e la stessa percentuale si dichiara favorevole a limitare il consumo di alimenti ultraformulati.
L’ascesa degli energy drink tra studio e social network
Tra i prodotti finiti sotto osservazione ci sono soprattutto gli energy drink. Le bevande energetiche stanno conquistando sempre più spazio nella vita degli adolescenti grazie a confezioni accattivanti, campagne pubblicitarie mirate e fenomeni di imitazione tra coetanei. Un genitore su due ritiene che i figli le consumino principalmente perché rappresentano una moda. Inoltre, il 52% dei genitori è convinto che vengano utilizzate soprattutto durante i periodi di studio intenso, prima di verifiche ed esami, come se potessero migliorare il rendimento scolastico. In realtà, spiegano gli esperti citati nel dossier, l’elevato contenuto di caffeina, zuccheri e taurina può favorire alterazioni del sonno, aumento della frequenza cardiaca, incremento della pressione arteriosa e fenomeni di dipendenza, soprattutto nei più giovani.
Cosa rischiano cuore e metabolismo
Le preoccupazioni non riguardano soltanto il peso corporeo. Secondo la documentazione scientifica riportata dalla Fondazione Aletheia, l’eccessivo consumo di alimenti ultra-processati è associato a un aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2, obesità, ipertensione e malattie cardiovascolari. Una metanalisi pubblicata sul British Medical Journal nel 2024, che ha coinvolto quasi 10 milioni di partecipanti, ha associato un elevato consumo di prodotti ultra-processati a un aumento del 50% della mortalità cardiovascolare e del 40% del rischio di diabete di tipo 2.
Merendine industriali, snack salati e piatti pronti vengono indicati tra gli alimenti più problematici perché spesso contengono elevate quantità di zuccheri, grassi raffinati, sale e additivi. Il loro consumo abituale è collegato a sovrappeso, alterazioni metaboliche, resistenza all’insulina e aumento del rischio cardiovascolare.
Il microbiota intestinale: un alleato da proteggere
Negli ultimi anni la ricerca ha acceso i riflettori sul ruolo del microbiota intestinale, l’insieme di microrganismi che vivono nell’intestino e che contribuiscono alla regolazione del metabolismo, del sistema immunitario e dei processi infiammatori. Secondo gli studi citati dalla Fondazione Aletheia, una dieta ricca di frutta, verdura, legumi, cereali integrali e alimenti freschi favorisce l’equilibrio di questo ecosistema. Al contrario, gli alimenti ultra-processati tendono ad alterarlo, favorendo una condizione infiammatoria cronica che può precedere l’insorgenza di patologie cardiovascolari e metaboliche.
Una nuova consapevolezza
C’è però un segnale incoraggiante. Sempre più italiani sembrano rendersi conto dei rischi associati a questi prodotti. Tre persone su quattro dichiarano di essere pronte a rinunciare a barrette proteiche ed energy drink, mentre oltre sette su dieci eliminerebbero merendine, caramelle e dolciumi. «Diffondere la cultura del cibo sano significa ridurre i rischi per la salute e costruire un modello che mette al centro il benessere delle persone», ha commentato Dominga Cotarella, presidente della Fondazione Campagna Amica–Terranostra. Un valore sottolineato anche da Antonio Gasbarrini, direttore Scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS e presidente del comitato scientifico della Fondazione Aletheia, che ha rimarcato quanto la salute sia «plasmata da ciò che mangiamo» e che «la prevenzione basata sull’evidenza biologica può diventare parte integrante della missione di un ospedale moderno».
In un’epoca in cui la pubblicità spesso corre più veloce dell’informazione nutrizionale, imparare a riconoscere il valore del cibo fresco, della dieta mediterranea e degli alimenti poco trasformati può diventare una delle strategie più efficaci per proteggere il cuore, controllare il diabete e preservare la salute nel lungo periodo.




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