
Portare la salute riproduttiva al centro delle politiche pubbliche, superando un approccio limitato alla sola gestione dell'infertilità. È questo l'obiettivo del Manifesto Fertilità 2030, presentato durante il primo congresso dell'Associazione italiana fertilità (Aife). Un'iniziativa che arriva mentre la Procreazione medicalmente assistita (Pma) rappresenta una componente sempre più rilevante della natalità italiana e cresce l'attenzione verso gli strumenti di preservazione della fertilità.
I numeri della Pma in Italia
Secondo i dati illustrati durante il congresso, nel 2024 sono nati in Italia circa 370 mila bambini, di cui 17.660 grazie a trattamenti di Pma, pari al 4,8% del totale. Si tratta di una quota ormai rilevante delle nascite nazionali, che evidenzia come la medicina della riproduzione sia diventata una componente stabile del sistema sanitario e della risposta al problema dell'infertilità. «Quasi un bambino su venti nasce oggi grazie alla Pma: non si tratta più di un fenomeno di nicchia, ma di una componente strutturale della natalità italiana – sottolinea Maurizio Guido, responsabile del Registro nazionale Pma dell'Istituto superiore di sanità – I dati acquistano valore soprattutto quando vengono utilizzati per migliorare la programmazione sanitaria. La sfida è comprendere come e quando i cittadini arrivano alle cure, favorire diagnosi e prese in carico tempestive e ridurre le differenze territoriali che ancora condizionano l'accesso ai trattamenti».
Cresce il ricorso al congelamento degli ovuli
Tra i fenomeni emergenti evidenziati dai dati figura anche l'incremento del social freezing, ovvero il congelamento degli ovuli per ragioni non mediche. Nel 2024 i cicli effettuati per questa finalità sono aumentati del 44% rispetto all'anno precedente, a conferma di una crescente attenzione verso la preservazione della fertilità e la possibilità di programmare il proprio percorso riproduttivo.
La strategia
Al centro dell'iniziativa di Aife c'è il Manifesto Fertilità 2030, una proposta che punta a mettere in rete prevenzione, diagnosi precoce, preservazione del potenziale riproduttivo e politiche di welfare. L'obiettivo è superare un approccio focalizzato esclusivamente sulla gestione dell'infertilità già conclamata, per intervenire prima che il problema si manifesti. «Dobbiamo spostare l'attenzione dalla sola gestione dell'infertilità conclamata alla tutela precoce della salute riproduttiva – afferma Laura Rienzi, presidente dell'Associazione Italiana Fertilità (Aife) – La fertilità deve entrare stabilmente nelle politiche pubbliche. Informare prima, riconoscere tempestivamente i fattori di rischio e ridurre i ritardi nell'accesso alle cure significa offrire alle persone maggiori possibilità di scelta e permettere alla medicina della riproduzione di fornire risposte più tempestive e appropriate, senza presentarla come l'unica soluzione alla denatalità».
La prevenzione come pilastro della salute riproduttiva
Uno dei punti cardine del Manifesto riguarda il rafforzamento delle attività di prevenzione della fertilità. Secondo Aife, la salute riproduttiva dovrebbe entrare stabilmente nei programmi pubblici di informazione e prevenzione, aumentando la consapevolezza dei cittadini sui fattori che possono influenzare la capacità riproduttiva nel corso della vita. Età, stili di vita, condizioni cliniche e fattori ambientali possono infatti incidere sul potenziale riproduttivo maschile e femminile. Per questo l'associazione propone interventi mirati di educazione sanitaria, diagnosi precoce e accesso tempestivo ai percorsi di cura, con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze




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