
Un’applicazione digitale per la salute mentale basata sull’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare un valido supporto nella gestione del disturbo d’ansia generalizzato (GAD) e della depressione, due condizioni che incidono in modo rilevante sulla qualità di vita e gravano sui sistemi sanitari. È quanto emerge da uno studio randomizzato e controllato che ha valutato l’efficacia della piattaforma PATH rispetto alle risorse di auto-aiuto disponibili sul sito del National Health Service (NHS) britannico.
Alla sperimentazione hanno preso parte 316 adulti residenti nel Regno Unito, di età compresa tra 19 e 70 anni, assegnati in modo casuale al gruppo PATH oppure al gruppo di controllo. L’intervento digitale integrava strumenti terapeutici fondati su evidenze scientifiche, tra cui tecniche derivate dalla terapia cognitivo-comportamentale (CBT), attività interattive e percorsi di supporto guidati dall’intelligenza artificiale.
L’efficacia è stata valutata attraverso il Generalized Anxiety Disorder-7 (GAD-7) per i sintomi ansiosi e il Patient Health Questionnaire-9 (PHQ-9) per quelli depressivi, con rilevazioni effettuate all’inizio dello studio e dopo due, otto e dodici settimane.
Al termine dell’intervento, 235 partecipanti hanno completato la valutazione finale. Il tasso di abbandono è risultato più elevato nel gruppo PATH rispetto al controllo (33% contro 18,5%). Tuttavia, l’aderenza tra gli utenti che hanno proseguito il programma è rimasta soddisfacente: il 77,4% utilizzava ancora l’app dopo otto settimane e il 54% a dodici settimane.
Già dopo due settimane il gruppo assegnato a PATH ha registrato una riduzione statisticamente significativa dei punteggi relativi ad ansia e depressione rispetto al gruppo di controllo, con un’entità dell’effetto di livello medio. I benefici sono proseguiti nel tempo: a otto settimane i partecipanti che continuavano a utilizzare l’app presentavano un miglioramento significativo di entrambe le condizioni, mentre anche coloro che avevano interrotto l’utilizzo mostravano una riduzione dei sintomi ansiosi, seppure più contenuta.
Al follow-up di dodici settimane gli effetti favorevoli si sono mantenuti, con dimensioni dell’effetto comprese tra moderate ed elevate, suggerendo che la continuità di utilizzo dell’applicazione contribuisce a massimizzare i benefici clinici.
Il lavoro si inserisce nel crescente interesse verso gli interventi digitali per la salute mentale, in un contesto caratterizzato da una domanda assistenziale in aumento e da una persistente carenza di professionisti dedicati. Secondo gli autori, strumenti digitali basati sull’intelligenza artificiale potrebbero ampliare l’accesso a interventi strutturati, affiancando ma non sostituendo i trattamenti consolidati, come la terapia cognitivo-comportamentale e la terapia farmacologica, soprattutto nelle realtà dove le risorse specialistiche risultano limitate. I risultati dovranno essere confermati da studi di più ampia scala e con un follow-up di durata maggiore, ma evidenziano il potenziale delle soluzioni digitali come supporto complementare nella gestione dei disturbi d’ansia e depressivi.



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