
Epatite C
La notizia più incoraggiante è il calo delle forme acute di epatite C, passate da 60 casi nel 2024 a 51 nel 2025. Un dato che si inserisce in un percorso più ampio di contrasto all'infezione, reso possibile dalla diffusione degli screening e dall'accesso alle terapie antivirali ad azione diretta. Negli ultimi cinque anni sono state sottoposte a test oltre 3,1 milioni di persone, consentendo di identificare e trattare più di 19 mila infezioni, di cui circa 4 mila in soggetti senza fattori di rischio noti.
Crescono i casi di epatite A
L'incremento più marcato riguarda l'epatite A, che nel 2025 ha fatto registrare 631 casi notificati, rispetto ai 443 dell'anno precedente. L'aumento, sottolineano gli esperti, è proseguito anche nei primi mesi del 2026. Tra le principali fonti di contagio figura il consumo di frutti di mare contaminati, sebbene una quota significativa delle infezioni sia associata alla trasmissione sessuale, in particolare tra gli uomini che hanno rapporti sessuali con uomini. Il dato richiama l'attenzione sull'importanza delle misure di prevenzione, dell'igiene alimentare e della vaccinazione nelle categorie a maggior rischio.
Epatite E, casi in aumento legati all’alimentazione
In crescita anche l'epatite E, passata da 70 casi nel 2024 a 92 nel 2025. Secondo le analisi epidemiologiche, la fonte di contagio più frequentemente identificata è il consumo di carne di suino cruda o poco cotta. Sebbene meno nota rispetto ad altre forme di epatite virale, l'infezione continua a richiedere attenzione sul fronte della sicurezza alimentare e della corretta preparazione degli alimenti.
Epatite B in diminuzione grazie alla prevenzione
Segnali positivi arrivano anche dall'epatite B, con 148 casi di forme acute registrati nel 2025 contro i 189 dell'anno precedente. I principali fattori di rischio individuati comprendono l'esposizione a pratiche estetiche come piercing, tatuaggi e manicure, oltre alle cure odontoiatriche effettuate senza adeguate garanzie igieniche e ai comportamenti sessuali non protetti. Il trend favorevole conferma il ruolo determinante della vaccinazione anti-HBV, considerata uno degli strumenti più efficaci per ridurre la diffusione dell'infezione e delle sue complicanze.
L'Iss: «Prevenire le epatiti significa prevenire anche il cancro»
L'Istituto superiore di sanità richiama l'attenzione sul valore strategico della prevenzione e della diagnosi precoce: «eliminare le epatiti significa prevenire la cirrosi, i tumori del fegato, i ricoveri e le morti evitabili». L'Istituto ricorda inoltre come oggi siano disponibili strumenti efficaci per individuare e curare queste infezioni: «Oggi disponiamo di test semplici e terapie altamente efficaci; per questo è fondamentale aderire allo screening, eseguire il test almeno una volta nella vita e cogliere ogni occasione per una diagnosi precoce». Un approccio che, secondo l'Iss, deve essere inserito a pieno titolo nelle strategie di contrasto alle neoplasie: «La lotta alle epatiti deve essere considerata, a tutti gli effetti, una strategia di contrasto al cancro, attraverso la vaccinazione anti-Hbv, la diagnosi precoce e la cura dell'epatite C».




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