
L’invecchiamento della popolazione e la crescente prevalenza di patologie croniche hanno reso sempre più complessa la gestione terapeutica del paziente anziano fragile. La presenza contemporanea di più condizioni cliniche porta spesso alla prescrizione di numerosi medicinali, determinando un aumento della polifarmacoterapia e della necessità di monitorare attentamente appropriatezza, sicurezza ed efficacia dei trattamenti.
Secondo i dati raccolti da AIFA nei rapporti dedicati all’utilizzo dei farmaci nella popolazione anziana, la multimorbilità rappresenta uno dei principali fattori associati all’impiego simultaneo di più terapie. Sebbene molti medicinali siano fondamentali per il controllo delle patologie croniche e per la prevenzione delle complicanze, l’accumulo progressivo delle prescrizioni può aumentare il rischio di interazioni farmacologiche, reazioni avverse, riduzione dell’aderenza e difficoltà nella gestione quotidiana della terapia.
In questo contesto la deprescrizione farmacologica assume un ruolo sempre più centrale nella pratica clinica. Il concetto non deve essere interpretato come una semplice eliminazione dei farmaci, ma come un processo strutturato di revisione terapeutica finalizzato a identificare quali trattamenti mantengano ancora un beneficio concreto per il paziente e quali, invece, possano risultare non più appropriati rispetto alla sua condizione clinica complessiva.
Le principali linee guida internazionali, tra cui quelle del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) dedicate alla gestione ottimizzata dei medicinali e alla multimorbilità, sottolineano infatti l’importanza di una valutazione periodica delle terapie nei pazienti anziani complessi. La decisione clinica non dovrebbe basarsi esclusivamente sulla presenza di una determinata patologia, ma considerare anche fragilità, aspettativa di vita, obiettivi assistenziali, qualità della vita e preferenze individuali del paziente.
Uno degli aspetti fondamentali della deprescrizione riguarda l’identificazione dei farmaci potenzialmente inappropriati, ovvero quei medicinali il cui impiego può comportare rischi superiori ai benefici attesi o che richiedono particolare cautela nella popolazione geriatrica. Per supportare i professionisti sanitari in questo processo sono stati sviluppati diversi strumenti validati.
Tra questi assumono particolare rilevanza i criteri STOPP/START, che consentono di individuare rispettivamente farmaci potenzialmente inappropriati e possibili omissioni terapeutiche, e i criteri Beers dell’American Geriatrics Society, ampiamente utilizzati a livello internazionale per identificare medicinali associati a un maggiore rischio negli anziani. Altri strumenti, come il Medication Appropriateness Index (MAI) e i criteri STOPPFrail, permettono una valutazione più approfondita della congruità della terapia rispetto alle caratteristiche cliniche del singolo individuo.
Questi strumenti non sostituiscono il giudizio del medico, ma rappresentano un supporto decisionale importante per rendere più sistematica la revisione farmacologica e favorire un approccio multidisciplinare che coinvolga medici, farmacisti e altri professionisti sanitari.
La medication review diventa quindi un elemento chiave della governance clinica dell’anziano fragile. Attraverso una revisione strutturata è possibile analizzare ogni trattamento, valutandone indicazione, efficacia, sicurezza e coerenza rispetto agli obiettivi terapeutici attuali. Le evidenze scientifiche più recenti, comprese quelle pubblicate sul British Medical Journal (BMJ), evidenziano come gli interventi di deprescrizione risultino più efficaci quando vengono integrati nei percorsi assistenziali e accompagnati da monitoraggio clinico e comunicazione condivisa con il paziente.
La gestione della polifarmacoterapia rappresenta quindi una delle sfide più rilevanti della medicina contemporanea. La deprescrizione non deve essere considerata una riduzione quantitativa delle cure, ma un’evoluzione verso una medicina maggiormente personalizzata, capace di bilanciare efficacia terapeutica, sicurezza e qualità della vita.
Per il paziente anziano fragile, l’obiettivo finale non è assumere meno farmaci in assoluto, ma assumere solo quelli realmente necessari e appropriati. In questa prospettiva, la revisione periodica delle terapie diventa uno strumento strategico per migliorare gli outcome clinici e sostenere un modello assistenziale più sostenibile e centrato sulla persona.

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