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Microplastiche e Sla, trovata un'associazione nel sistema nervoso

Lo studio italiano ha misurato nano e microplastiche nel liquor cerebrale dei pazienti, aprendo nuove domande sul loro possibile ruolo nelle malattie neurodegenerative
Ricerca
Malattie neurodegenerative

La scoperta

Gli studiosi hanno analizzato il liquor cerebrospinale, il fluido che circonda e protegge cervello e midollo spinale, individuando la presenza di microplastiche e, soprattutto, di nanoplastiche, particelle estremamente piccole con dimensioni pari a pochi decimillesimi di millimetro. I risultati mostrano che concentrazioni più elevate di questi contaminanti sono associate a un aumento del rischio di Sla, in particolare oltre una determinata soglia di esposizione. Si tratta di un dato importante perché finora non era mai stato possibile valutare in modo così preciso la presenza di queste particelle direttamente nel sistema nervoso centrale umano.

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Il possibile meccanismo d’azione

La ricerca non dimostra che le microplastiche siano una causa diretta della malattia, ma suggerisce una possibile relazione che merita ulteriori approfondimenti. Secondo gli autori, le particelle potrebbero esercitare un effetto tossico diretto sulle cellule nervose oppure agire come "vettori" di altre sostanze nocive adsorbite sulla loro superficie.

«Se e quanto questi nuovi contaminanti rappresentati da nano e microplastiche siano responsabili di effetti tossici sul sistema nervoso rimane da accertare in modo conclusivo» – sottolinea Marco Vinceti, professore ordinario di Epidemiologia presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze dell'Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore dello studio. La prudenza, dunque, è d'obbligo. Tuttavia, il lavoro scientifico aggiunge un tassello significativo alla crescente attenzione internazionale verso i possibili effetti sulla salute dell'esposizione cronica alle microplastiche.

Dal sangue al sistema nervoso: un percorso ancora da comprendere

Un altro elemento innovativo dello studio riguarda il rapporto tra le particelle rilevate nel sangue e quelle individuate nel sistema nervoso centrale. I ricercatori hanno infatti analizzato, per la prima volta, la relazione tra quantità e dimensioni delle microplastiche presenti nel sangue, derivanti dall’esposizione ambientale o dall’alimentazione, e la loro presenza nel liquor. Questo risultato apre nuove domande su come queste particelle possano entrare nell'organismo, diffondersi nei tessuti e potenzialmente raggiungere organi particolarmente delicati come il cervello e il midollo spinale.

Il problema

Negli ultimi anni le microplastiche sono state rilevate in numerosi organi e tessuti umani, alimentando il dibattito scientifico sui possibili effetti a lungo termine. Per le persone che convivono con patologie croniche, comprese quelle neurologiche e metaboliche come il diabete, comprendere l'impatto dei fattori ambientali rappresenta un tema sempre più importante. Lo studio di Unimore non fornisce ancora risposte definitive, ma indica una direzione di ricerca promettente: capire se l'esposizione a questi contaminanti possa contribuire, insieme a fattori genetici e ambientali già noti, allo sviluppo di malattie neurodegenerative come la Sla.

Una collaborazione internazionale

La ricerca è nata dalla collaborazione tra epidemiologi e neurologi dell'Università di Modena e Reggio Emilia, con il contributo del gruppo di ricerca igienistico dell'Università di Catania, coordinato da Margherita Ferrante, professoressa ordinaria di Igiene generale e applicata, e Gea Oliveri Conti, professoressa ordinaria di Igiene generale e applicata e titolare di un brevetto europeo per la misurazione di quantità estremamente ridotte di nano e microplastiche. Al progetto ha partecipato anche Lauren Wise, professoressa della Boston University School of Public Health, rafforzando il carattere internazionale di uno studio che potrebbe contribuire a fare luce su uno dei grandi interrogativi ancora aperti della neurologia moderna.

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