
Non soltanto aumentare visite ed esami, ma governare la domanda, verificare l'appropriatezza delle prescrizioni, rendere più efficienti le agende e seguire il percorso del paziente dalla richiesta della prestazione fino alla sua effettiva erogazione. È questa l'impostazione del nuovo Piano nazionale di Governo delle liste d'attesa (PNGLA) 2026-2028, adottato con decreto del ministero della Salute del 26 giugno e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 24 agosto.
Il provvedimento rende operativo il nuovo quadro nazionale dopo il PNGLA 2019-2021 e assegna ora alle Regioni e alle Province autonome 120 giorni dall'entrata in vigore per adottare i rispettivi Piani regionali, che dovranno successivamente essere aggiornati ogni anno.
Dall'aumento dell'offerta al governo della domanda
Il cambio di prospettiva è uno degli elementi più rilevanti del Piano. Le liste d'attesa non vengono considerate soltanto come il risultato di un'offerta insufficiente rispetto alle richieste, ma come un fenomeno sul quale intervenire lungo l'intero percorso assistenziale.
Il PNGLA punta quindi sull'analisi del fabbisogno, sull'appropriatezza prescrittiva, su nuovi strumenti di programmazione dell'offerta, sull'integrazione tra pubblico e privato accreditato e su sistemi più avanzati di monitoraggio. Tra i sette allegati figurano specificamente strumenti di supporto alla prescrizione, linee nazionali per i CUP, metodologia RAO per i ricoveri programmati e criteri per rendere maggiormente trasparenti le informazioni pubblicate da Regioni e aziende sanitarie.
Per i medici significa una maggiore attenzione anche alla fase precedente alla prenotazione. Il Piano valorizza linee guida, buone pratiche clinico-assistenziali e criteri di appropriatezza come strumenti per orientare le prescrizioni. La logica è evitare sia prestazioni non necessarie sia una risposta insufficiente rispetto ai bisogni reali.
CUP, disdette e appuntamenti non rispettati
Una parte immediatamente operativa riguarda i Centri unici di prenotazione. I CUP dovranno attivare sistemi che ricordino al cittadino l'appuntamento e gli consentano di confermarlo o cancellarlo, anche a distanza. Il contatto deve avvenire almeno due giorni lavorativi prima della prestazione e deve accompagnarsi a strumenti per l'ottimizzazione delle agende.
Il Piano disciplina anche il mancato utilizzo degli appuntamenti. L'assistito che non si presenta senza avere disdetto e senza una giustificazione legata a forza maggiore o impossibilità sopravvenuta può essere tenuto a pagare la quota ordinaria di partecipazione alla spesa prevista per quella prestazione. La disposizione riguarda anche gli assistiti esenti.
L'obiettivo è recuperare capacità assistenziale oggi persa attraverso appuntamenti prenotati e non utilizzati, mentre altri pazienti rimangono in attesa.
Liste più trasparenti e controlli sulle agende
Il PNGLA introduce inoltre un sistema di monitoraggio che dovrebbe consentire di seguire con maggiore precisione ciò che accade tra prescrizione, prenotazione ed erogazione. La Piattaforma nazionale delle liste d'attesa e i sistemi regionali vengono inseriti in un modello che comprende l'analisi delle prescrizioni attraverso il Sistema Tessera Sanitaria e il controllo delle agende di erogazione.
L'attenzione riguarda l'intero sistema, comprese le prestazioni effettuate dal privato accreditato. Anche i percorsi di tutela vengono inseriti in una strategia che prevede ambiti territoriali di garanzia e integrazione tra differenti erogatori quando sia necessario assicurare l'accesso alle prestazioni.
Per i ricoveri programmati il Piano punta inoltre all'applicazione dei Raggruppamenti di Attesa Omogenei (RAO), con l'obiettivo di collegare priorità clinica e tempi di accesso e di rendere più trasparente la gestione dello scorrimento delle liste.
Il problema della domanda che il SSN non vede
Particolarmente significativa è l'attenzione dedicata a ciò che accade quando una prescrizione non arriva alla prestazione. Il Piano rileva infatti l'esistenza di una distanza tra prestazioni prescritte, prenotate ed effettivamente erogate dal Servizio sanitario.
Una prescrizione alla quale non segue una prenotazione può indicare difficoltà di accesso, saturazione dell'offerta, tempi troppo lunghi o distanza dalle strutture. Allo stesso modo, una prenotazione alla quale non segue l'erogazione può dipendere sia dal funzionamento del sistema sia dalle decisioni del paziente.
Dietro questi fenomeni può trovarsi anche una quota di domanda sanitaria non soddisfatta dal SSN, che può tradursi nella rinuncia alla prestazione oppure nella ricerca di una risposta attraverso altri canali. Il tentativo del nuovo Piano è quindi passare dalla semplice misurazione delle liste alla conoscenza del bisogno sanitario, compreso quello che oggi sfugge ai flussi informativi.
Più compiti, ma senza nuove risorse
È qui che il Piano incontra la verifica più difficile. Regioni e aziende sanitarie dovranno rafforzare programmazione, sistemi informativi, appropriatezza, CUP, monitoraggio, trasparenza e gestione delle agende. Il decreto stabilisce però che gli adempimenti debbano essere realizzati con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente e senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica.
I prossimi 120 giorni serviranno dunque a capire come le Regioni tradurranno il quadro nazionale nei propri Piani. È anche da questo passaggio che dipenderà la capacità del PNGLA 2026-2028 di incidere sulle liste d'attesa reali: il nuovo Piano amplia gli strumenti di governo e controllo, ma affida gran parte della loro efficacia alla capacità organizzativa dei servizi sanitari regionali, senza accompagnare il decreto con nuove risorse dedicate.




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