
L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha pubblicato l’aggiornamento dell’elenco dei medicinali valutati dalla Commissione Scientifico-Economica (CSE) ai fini del riconoscimento dell’innovatività terapeutica, rendendo disponibili anche i relativi report di valutazione. Nel dettaglio, al 31 luglio 2026 sono due le indicazioni esaminate: per una è arrivato il riconoscimento dell’innovatività, mentre per l’altra la valutazione ha avuto esito negativo.
Il risultato positivo riguarda ibrutinib, commercializzato con il nome di Imbruvica, nell’indicazione relativa al trattamento di prima linea del linfoma mantellare (MCL) negli adulti candidati al trapianto autologo di cellule staminali (ASCT). Il farmaco viene utilizzato all’interno di una strategia terapeutica articolata che prevede l’associazione di ibrutinib al regime R-CHOP, composto da rituximab, ciclofosfamide, doxorubicina, vincristina e prednisolone, in alternanza con R-DHAP o R-DHAOx senza ibrutinib, seguita da una fase di mantenimento con ibrutinib in monoterapia. Si tratta di un approccio rivolto a una popolazione di pazienti selezionata, nella quale il percorso terapeutico può comprendere una fase di induzione, il consolidamento con trapianto autologo e il successivo mantenimento.
Il linfoma mantellare è una forma di linfoma non-Hodgkin a cellule B caratterizzata, in molti casi, da un andamento aggressivo e da una significativa tendenza alla recidiva. La gestione della malattia rappresenta quindi una sfida clinica rilevante, soprattutto nei pazienti nei quali è possibile ricorrere a strategie terapeutiche intensive e al trapianto autologo di cellule staminali. In questo scenario, l’introduzione di nuove opzioni terapeutiche in grado di migliorare il controllo della malattia assume particolare importanza. Ibrutinib appartiene alla classe degli inibitori della tirosin-chinasi di Bruton (BTK), una proteina coinvolta nei processi di segnalazione che regolano la crescita, la sopravvivenza e la migrazione dei linfociti B. Il farmaco è già noto in ambito ematologico per il suo impiego in diverse patologie a cellule B, ma la decisione della CSE riguarda in modo specifico l’indicazione nel linfoma mantellare e la popolazione di pazienti candidati al trapianto autologo.
È proprio questo aspetto a essere centrale quando si parla di innovatività terapeutica AIFA: il riconoscimento non viene attribuito genericamente a un principio attivo, ma viene valutato in relazione alla singola indicazione e alle evidenze cliniche disponibili. La CSE prende in considerazione, secondo i criteri stabiliti da AIFA, elementi quali il bisogno terapeutico ancora presente, il valore terapeutico aggiunto rispetto alle alternative disponibili e la qualità delle evidenze scientifiche a supporto del trattamento. Nel caso di ibrutinib, la valutazione positiva riguarda dunque lo specifico utilizzo del farmaco nel trattamento di prima linea del linfoma mantellare negli adulti candidati ad ASCT, nell’ambito dello schema terapeutico che integra ibrutinib con i regimi di chemioimmunoterapia e con la successiva fase di mantenimento.
L’aggiornamento AIFA di luglio presenta, tuttavia, anche un secondo esito: rADAMTS13 (Adzynma) non ha infatti ottenuto il riconoscimento dell’innovatività terapeutica per l’indicazione relativa al trattamento del deficit congenito di ADAMTS13 in pazienti adulti e pediatrici con porpora trombotica trombocitopenica congenita (cTTP). La cTTP è una malattia estremamente rara causata da una carenza dell’enzima ADAMTS13, che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione del fattore di von Willebrand.
Quando l’attività di ADAMTS13 è gravemente ridotta, possono accumularsi multimeri di grandi dimensioni del fattore di von Willebrand, favorendo l’aggregazione delle piastrine e la formazione di microtrombi nei piccoli vasi. Il fenomeno può provocare trombocitopenia e compromettere la funzionalità di diversi organi, determinando manifestazioni cliniche potenzialmente gravi. Adzynma, a base di rADAMTS13, è una terapia enzimatica sostitutiva sviluppata proprio per intervenire sul deficit dell’enzima nei pazienti affetti dalla forma congenita della malattia. Il principio del trattamento consiste nel fornire dall’esterno l’attività enzimatica mancante, intervenendo direttamente sul meccanismo fisiopatologico della cTTP.
Nonostante la specificità del trattamento e la rarità della patologia, la CSE non ha tuttavia riconosciuto il requisito di innovatività terapeutica per l’indicazione valutata. L’esito negativo deve essere letto nel contesto specifico della procedura di valutazione dell’innovatività e non equivale, di per sé, a un giudizio sull’efficacia o sull’utilità clinica del medicinale nell’ambito della propria indicazione. La decisione riguarda infatti il mancato raggiungimento dei requisiti previsti per l’attribuzione del valore di innovatività secondo i criteri adottati da AIFA.
Il quadro restituito dall’aggiornamento AIFA conferma quindi l’importanza delle valutazioni basate sulle evidenze nel determinare il valore aggiunto delle nuove terapie e nel definire, indicazione per indicazione, il loro posizionamento nel panorama terapeutico nazionale.




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