
La sfida non riguarda soltanto il controllo della malattia, ma anche la possibilità di ricevere cure accessibili, coordinate e vicine al proprio luogo di vita. È questa l’esigenza per chi convive con il diabete di tipo 2, da cui parte la riflessione della Federazione italiana delle aziende sanitarie e ospedaliere (Fiaso) che, in occasione della seconda tappa del progetto nazionale 'La readiness del sistema sanitario nella gestione del diabete di tipo 2' - perché il paziente viene preso in carico dal servizio sanitario lungo tutto il percorso di malattia", ha ribadito la necessità di rafforzare la continuità delle cure, la prevenzione e la collaborazione tra tutti i professionisti coinvolti nell'assistenza. L'obiettivo è costruire modelli organizzativi capaci di seguire i pazienti nel tempo, garantendo risposte appropriate in ogni fase della malattia e valorizzando al tempo stesso le opportunità offerte dall'innovazione scientifica e tecnologica.
La continuità assistenziale come risposta alla cronicità
Al centro della strategia di Fiaso c'è il concetto di continuità assistenziale, particolarmente importante per una patologia cronica come il diabete. «Un paziente che manifesta una patologia viene preso in carico dal servizio sanitario lungo tutto il percorso di malattia», ha spiegato Nicola Pinelli, direttore di Fiaso. La natura cronica della malattia rende infatti necessario un accompagnamento che può durare molti anni, spesso per tutta la vita. Per questo, secondo Pinelli, la qualità dell'assistenza dipende sia dalla capacità del sistema sanitario di seguire il paziente nel tempo sia dalla possibilità di integrare rapidamente le innovazioni disponibili. «La cronicità rende evidente che il percorso può durare diversi anni, tutta la vita. Questa possibilità è collegata alla capacità del sistema di presa in carico e contemporaneamente alla capacità del sistema di assorbire l'innovazione tecnologica e scientifica, migliorando la qualità e l'efficacia dell'assistenza», ha sottolineato.
La "P" che completa il percorso di cura
Un altro pilastro indicato da Fiaso è la prevenzione, considerata una componente essenziale dell'assistenza alle persone con diabete di tipo 2. A Ferrara, ha ricordato Pinelli, sono stati definiti i Pdta (Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali), strumenti che consentono di organizzare in modo integrato la gestione delle patologie croniche. Ma oggi, secondo la federazione, a queste iniziali va aggiunta una nuova lettera. «Ai Pdta aggiungiamo un'altra "P", che è la prevenzione, perché la cura della malattia inizia anche dalla promozione della salute», ha affermato il direttore di Fiaso. La prevenzione diventa così parte integrante del percorso assistenziale, con l'obiettivo di intervenire prima che le complicanze si manifestino e di favorire stili di vita più salutari.
Un lavoro di squadra che coinvolge tutto il territorio
La gestione del diabete richiede il contributo di numerose figure professionali e non può essere affidata a un singolo specialista. È questo il principio alla base dell'approccio multidisciplinare promosso da Fiaso. «Il Pdta è un percorso trasversale all'interno di un'azienda sanitaria territoriale, sul quale intervengono diverse figure professionali: professionisti, dietologi, infermieri, medici di base», ha spiegato Pinelli. In questo modello, il paziente è seguito da un'équipe composta da professionisti con competenze differenti, in grado di affrontare non solo gli aspetti clinici della malattia ma anche quelli nutrizionali, educativi e assistenziali.
L'alleanza con i pazienti per migliorare l'assistenza
Secondo Fiaso, il futuro della cura delle malattie croniche passa anche attraverso una forte collaborazione tra servizi sanitari e associazioni dei pazienti. Pinelli ha parlato di una vera e propria «alleanza assistenziale e terapeutica», nella quale professionisti sanitari, organizzazioni civiche e persone con diabete condividano obiettivi e responsabilità. L'iniziativa avviata dalla federazione coinvolge cinque aziende sanitarie regionali di Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Toscana e Veneto e punta a elaborare indicazioni utili per rafforzare l'organizzazione dei servizi. «L'obiettivo – ha concluso Pinelli – è consegnare al sistema un'analisi dei servizi sanitari territoriali e dare delle raccomandazioni sui punti su cui si deve intervenire per rafforzare appropriatezza dei setting assistenziali, continuità e multiprofessionalità».




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