
I pazienti sono stati seguiti per almeno 5,7 anni, mentre per alcuni il periodo di osservazione ha superato i 13 anni. I dati mostrano una sopravvivenza del 96% a uno e cinque anni e una marcata riduzione delle principali complicanze associate alla malattia, in particolare delle infezioni gravi e degli episodi di sanguinamento moderato o severo. Nel corso del follow-up non sono inoltre emersi eventi avversi attribuiti al prodotto di terapia genica.
La sindrome di Wiskott-Aldrich (WAS) è una rara immunodeficienza congenita legata a mutazioni del gene WAS, localizzato sul cromosoma X. Il gene codifica per la proteina WASP, coinvolta nel funzionamento delle cellule ematiche e immunitarie.
La patologia interessa quasi esclusivamente i maschi e può manifestarsi già nei primi mesi di vita. Il quadro clinico comprende trombocitopenia con piastrine di piccole dimensioni, sanguinamenti, infezioni ricorrenti o severe ed eczema. Possono inoltre comparire manifestazioni autoimmuni e autoinfiammatorie e, nel tempo, un aumento del rischio di neoplasie ematologiche.
Le terapie di supporto possono contribuire a gestire le diverse manifestazioni della malattia, ma non intervengono sul difetto genetico alla sua origine. Il trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche rappresenta un'opzione potenzialmente curativa, ma richiede la disponibilità di un donatore compatibile e può essere associato a complicanze importanti.
Come funziona la terapia genica autologa
L'approccio sviluppato dall'SR-Tiget punta direttamente alla correzione del difetto genetico. Le cellule staminali ematopoietiche vengono prelevate dal paziente e modificate ex vivo mediante un vettore lentivirale che introduce una copia funzionante del gene WAS. Dopo una fase di preparazione con chemioterapia a intensità ridotta, le cellule corrette vengono reinfuse nello stesso paziente.
Si tratta quindi di un trattamento autologo, nel quale le cellule utilizzate provengono dal paziente stesso. L'obiettivo è ottenere un attecchimento stabile delle cellule geneticamente corrette e consentire la produzione di cellule del sangue e del sistema immunitario in grado di esprimere la proteina WASP.
I risultati pubblicati mostrano un attecchimento stabile delle cellule corrette, associato al progressivo ripristino dell'espressione di WASP e a un miglioramento della funzione immunitaria. Nel follow-up, tutti i pazienti hanno potuto interrompere la terapia sostitutiva con immunoglobuline.
I dati a lungo termine rappresentano una nuova tappa di un programma di ricerca iniziato più di 20 anni fa presso l'SR-Tiget, nato nel 1996 dalla collaborazione tra IRCCS Ospedale San Raffaele e Fondazione Telethon.
Il percorso ha portato dai primi risultati clinici pubblicati su Science nel 2013 ai dati successivi pubblicati su The Lancet Haematology nel 2019, fino agli attuali risultati sul New England Journal of Medicine. La ricerca ha quindi seguito un percorso traslazionale che ha integrato sviluppo della terapia genica, sperimentazione clinica e monitoraggio prolungato dei pazienti.
Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, etuvetidigene autotemcel ha inoltre ottenuto l'autorizzazione alla commercializzazione negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, con il nome Waskyra, dopo le valutazioni delle rispettive autorità regolatorie.
Un follow-up che amplia le evidenze disponibili
Per una terapia genica destinata a una malattia rara, la disponibilità di dati con un follow-up così prolungato assume particolare rilevanza. Nei pazienti trattati, infatti, la riduzione delle infezioni gravi e dei sanguinamenti si è mantenuta nel tempo, insieme al recupero della funzione immunitaria e alla presenza delle cellule ematopoietiche corrette.
Nel periodo di osservazione non è stata rilevata evidenza di oncogenesi attribuibile alla terapia genica. L'evento avverso di grado 3 o superiore più frequente è risultato essere l'infezione correlata al catetere venoso centrale.
Nel complesso, i risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine aggiungono quindi evidenze di efficacia e sicurezza a lungo termine per un approccio terapeutico che interviene alla base genetica della sindrome di Wiskott-Aldrich, consolidando il percorso che ha portato una ricerca nata in ambito accademico verso l'impiego clinico.




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