
L’mRNA è una molecola fragile: nei vaccini viene racchiuso in nanoparticelle lipidiche, o LNP, che contribuiscono a proteggerlo dalla degradazione e a trasportarlo nelle cellule. Anche queste formulazioni, tuttavia, richiedono una conservazione a basse temperature, indicativamente tra –20 e –80 °C. Il vincolo può complicare il trasporto e l’impiego nelle aree prive di infrastrutture adeguate.
Per aumentare la tolleranza al calore, i ricercatori si sono concentrati sugli eccipienti, sostanze aggiunte alla formulazione per migliorarne la stabilità. Dopo averne esaminati quasi 50 approvati dalla FDA, ne hanno selezionati cinque da combinare in proporzioni diverse. L’obiettivo era ottenere una preparazione più robusta partendo da nanoparticelle simili a quelle impiegate nei vaccini contro Covid-19.
La selezione è iniziata in colture cellulari con un mRNA che codifica per la luciferasi, una proteina capace di produrre luce. La quantità di luce emessa ha permesso di valutare se l’mRNA, dopo la formulazione, conservasse la propria funzionalità. Un algoritmo ha suggerito le combinazioni da provare; i risultati sperimentali sono stati poi reinseriti nel modello per orientare i test successivi. In poche settimane, il gruppo ha individuato una formulazione da valutare negli animali.
Le nuove LNP sono state caricate con mRNA per un antigene di SARS-CoV-2 ed essiccate sotto vuoto. Dopo due mesi a 37 °C o un anno a temperatura ambiente (circa 20–25 °C), i preparati hanno indotto nei topi risposte immunitarie comparabili a quelle ottenute con LNP simili alla formulazione originale di Moderna.
Per i farmacisti, una maggiore stabilità termica dei vaccini a mRNA potrebbe tradursi, in prospettiva, in una gestione meno vincolata da congelatori e monitoraggi continui della catena del freddo. Questo potrebbe facilitare l’approvvigionamento e la disponibilità di vaccini in farmacie territoriali, aree rurali o contesti con infrastrutture logistiche limitate. La formulazione studiata al MIT è stata inoltre sperimentata in cerotti a microaghi dissolvibili, un’opzione che potrebbe ampliare i modelli di somministrazione. Si tratta tuttavia di evidenze precliniche nei topi: non modificano oggi requisiti di conservazione, dispensazione o somministrazione dei vaccini a mRNA autorizzati.
L’algoritmo è stato applicato anche a nanoparticelle simili a quelle utilizzate nel vaccino Pfizer, individuando una diversa proporzione degli stessi eccipienti. La strategia potrebbe quindi essere adattabile ad altre formulazioni e ad altri carichi di mRNA. Resta però un risultato preclinico: prima di ipotizzare un impiego nell’uomo serviranno ulteriori verifiche sulla stabilità del prodotto e sulla sua sicurezza ed efficacia.




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