
La medicina interna si prepara a cambiare assetto per rispondere alla crescente complessità dei pazienti, sempre più spesso anziani, fragili e affetti da più patologie. L’indicazione emersa dal 127° congresso nazionale della Società italiana di medicina interna (SIMI) che ha riunito a Rimini oltre 2.000 partecipanti, è quella di rafforzare i reparti con competenze e tecnologie di assistenza semintensiva, integrare maggiormente ospedale e territorio e inserire le vaccinazioni nel percorso di cura, anche come strumento di prevenzione degli eventi cardiovascolari e cerebrovascolari.
Una risposta alla crescente complessità clinica
Multimorbilità, cronicità e fragilità impongono un modello assistenziale capace di accompagnare il paziente dalla fase acuta fino al ritorno sul territorio. È questo uno dei messaggi centrali del congresso, articolato in 56 sessioni scientifiche, con oltre 700 abstract, letture magistrali, tavoli istituzionali e workshop. «Il paziente moderno è un paziente estremamente complesso che richiede una visione olistica. La grande affluenza a questo congresso ha confermato quanto la medicina interna possa essere sia un pilastro portante della cura dei pazienti sia il raccordo tra le specializzazioni», ha sottolineato il professor Nicola Montano, presidente SIMI.
Tecnologie semintensive nei reparti
Tra le priorità indicate dalla SIMI figura il superamento del tradizionale modello ospedaliero basato sulla rigida separazione tra reparti specialistici. L’obiettivo è integrare nelle unità di medicina interna competenze e tecnologie proprie delle aree semintensive, così da trattare adeguatamente anche i pazienti che necessitano di un’intensità di cura medio-alta.
Al confronto è intervenuto Walter Bergamaschi, direttore della Direzione generale della programmazione e dell’edilizia sanitaria del Ministero della Salute, che ha richiamato la necessità di ottimizzare il percorso tra ospedale e territorio per ridurre i ricoveri evitabili e assicurare la continuità assistenziale dopo le dimissioni. Giorgia Duranti, responsabile tecnico Indicatori PNE di AGENAS, ha invece evidenziato il ruolo di dati chiari e interconnessi nella governance sanitaria nazionale, regionale e aziendale.
«Il taglio del 31% dei posti letto in Medicina Interna dal 2003 al 2023, unito a un 25% di reparti occupati da bed blocker, è la vera causa del sovraffollamento nei pronto soccorso – ha affermato Montano – Per risolvere questa emergenza serve una profonda riorganizzazione: ospedale e territorio devono integrarsi in un unico sistema di presa in carico, senza il quale continueranno a crescere liste d’attesa e ricoveri impropri». Secondo il presidente SIMI, le trasformazioni discusse durante il congresso rendono ancora più urgente «far procedere insieme innovazione e sostenibilità nel Servizio sanitario nazionale».
Vaccinazioni oltre la prevenzione delle infezioni
Un altro tema centrale è stato il ruolo dei vaccini contro Herpes Zoster, influenza, Covid-19 e virus respiratorio sinciziale, non soltanto nella prevenzione delle infezioni o delle loro riacutizzazioni, ma anche nella riduzione indiretta del rischio di eventi cardiovascolari e cerebrovascolari. I dati riportati durante il congresso mostrano, dopo un’infezione da Herpes Zoster, un rischio di eventi cardiovascolari circa doppio nelle prime due settimane e ancora superiore del 20% a sei mesi dall’episodio. Nei soggetti vaccinati, la riduzione del rischio di ictus e infarto sarebbe nell’ordine del 20%. Queste evidenze rafforzano l’opportunità di considerare la vaccinazione parte integrante del percorso assistenziale dei pazienti più vulnerabili, insieme al controllo dei fattori di rischio e delle patologie croniche.
Disabilità, le criticità nell’accesso alle cure
Il congresso ha dedicato un tavolo istituzionale anche al modello DAMA, Disabled Advanced Medical Assistance, nato per migliorare la presa in carico ospedaliera delle persone con disabilità. Secondo i dati presentati, queste persone hanno un’aspettativa di vita inferiore di circa 20 anni, per effetto di fattori legati agli stili di vita, ai determinanti sociali e alla minore qualità dell’assistenza sanitaria.
Uno studio richiamato durante i lavori ha rilevato che nei pazienti con disabilità intellettiva la probabilità di presentarsi con una malattia più grave aumenta del 31%, quella di sviluppare una complicanza del 71% e il rischio di mortalità ospedaliera del 143%. Una maggiore formazione degli operatori e la diffusione del modello DAMA potrebbero contribuire a ridurre le disparità di trattamento.
Aderenza e terapie su misura
Spazio anche all’aderenza terapeutica nell’ipertensione, che può essere migliorata attraverso un’alleanza più solida tra medico e paziente. La terapia, è emerso dal confronto, deve essere personalizzata considerando non soltanto le linee guida, ma anche età, condizioni fisiche, stile di vita e contesto socio-ambientale della persona.
Tra le strategie discusse figurano le formulazioni Single-Pill Combination, che riuniscono più principi attivi in una sola compressa e possono agevolare l’assunzione dei farmaci, in particolare nei pazienti anziani e con più patologie.
Scienza, formazione ed empatia
Il SIMI International Award è stato conferito a Richard Horton, editor-in-chief della rivista scientifica The Lancet, che ha proposto una riflessione su una scienza aperta, libera da pregiudizi e disposta a mettere continuamente in discussione le proprie convinzioni alla luce dei fatti. Il Premio SIMI per la Solidarietà è stato invece assegnato alla Comunità Papa Giovanni XXIII per le iniziative di inclusione in ambito sanitario.
La centralità della relazione di cura è stata valorizzata anche attraverso il contest di scrittura creativa realizzato con la Scuola Holden, al quale sono stati presentati circa 100 racconti di medici internisti dedicati agli aspetti più intimi del rapporto con i pazienti e le loro famiglie.
Il congresso ha infine segnato il debutto di SIMICURA.it, portale di divulgazione medico-scientifica della SIMI, e di IPPOCRATE SIMI, software in fase di sviluppo che utilizza l’intelligenza artificiale per la formazione dei professionisti sanitari nella relazione empatica.




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