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Payback dispositivi medici, imprese contro la manovra: ricorsi e proteste

Confindustria e Conflavoro contestano il recupero degli sforamenti 2019-2023. Le imprese denunciano oneri insostenibili e chiedono modifiche all'articolo 73.
Payback dispositivi medici, imprese contro la manovra: ricorsi e proteste
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Il payback sui dispositivi medici apre un nuovo fronte di scontro tra Governo e imprese della filiera sanitaria. Le disposizioni contenute nel disegno di legge di Bilancio 2027 suscitano le proteste di Confindustria Dispositivi Medici e Conflavoro PMI Sanità, che contestano il recupero degli sforamenti della spesa regionale relativi al periodo 2019-2023. La prima annuncia azioni legali e mobilitazioni, mentre la seconda chiede la cancellazione del meccanismo per le annualità pregresse e un'esenzione per le imprese di minori dimensioni.

L'articolo 73 disciplina il recupero degli importi relativi al quinquennio 2019-2023, per un ammontare complessivo stimato in circa 4 miliardi di euro. Il testo prevede un contributo statale di 350 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2028 al 2031, pari complessivamente a 1,4 miliardi. La quota residua, stimata in circa 2,6 miliardi, resterebbe a carico delle aziende fornitrici, secondo il quadro finanziario della misura.

Il recupero degli sforamenti e le critiche delle imprese

La manovra prevede anche l'innalzamento, dal 2027, del tetto nazionale di spesa per i dispositivi medici al 4,7% del finanziamento del Servizio sanitario nazionale, con un incremento di 0,1 punti percentuali rispetto al limite precedente.

Per Fabio Faltoni, presidente di Confindustria Dispositivi Medici, l'intervento è insufficiente. "La manovra ci considera come il soggetto chiamato a sostenere oneri che non dipendono dalla nostra gestione, presentando un conto insostenibile causato dagli sforamenti delle Regioni", afferma.

Secondo le stime dell'associazione, il payback relativo al periodo 2019-2029 potrebbe costare complessivamente alle imprese 12,5 miliardi di euro. Si tratta di una valutazione di Confindustria riferita a un periodo più ampio rispetto al quinquennio oggetto delle disposizioni di recupero contenute nell'articolo 73.

Faltoni contesta inoltre l'inclusione delle annualità dell'emergenza Covid-19 e giudica inadeguato il nuovo tetto di spesa, che non interviene retroattivamente sugli anni precedenti.

Il caso del 2019 e le richieste delle PMI

Gennaro Broya de Lucia, presidente di Conflavoro PMI Sanità, richiama l'attenzione sulle conseguenze per le aziende più piccole, che potrebbero incontrare maggiori difficoltà nel sostenere gli importi richiesti.

L'articolo 73 stabilisce un calendario di pagamento distinto per ciascuna annualità: il 2019 entro il 30 luglio 2027, il 2020 entro il 30 luglio 2028 e così via, fino al 2023, da saldare entro il 30 luglio 2031.

La disposizione contiene una differenza rilevante: per i versamenti relativi agli anni dal 2020 al 2023 è espressamente previsto che le aziende paghino al netto del contributo statale. La stessa precisazione non compare invece nella lettera che disciplina il pagamento relativo al 2019.

È uno degli aspetti contestati da Conflavoro, che chiede un chiarimento e una correzione durante l'esame parlamentare. L'associazione propone inoltre di cancellare il payback per le annualità pregresse o, quantomeno, di esentare le micro e piccole imprese dagli obblighi di ripiano.

Confindustria annuncia ricorsi e mobilitazioni

La contestazione assume anche una dimensione giudiziaria. Confindustria Dispositivi Medici annuncia una mobilitazione dell'intera filiera e chiede lo stralcio dei commi da 2 a 6 dell'articolo 73, quelli che disciplinano il recupero degli sforamenti relativi al periodo 2019-2023.

"Se non saranno stralciati, durante l'iter parlamentare, i commi da 2 a 6 dell'art. 73, impugneremo le scelte del Governo in tutte le sedi competenti", avverte Faltoni.

L'associazione richiama inoltre il recente rinvio alla Corte di giustizia dell'Unione europea disposto dal Consiglio di Stato su questioni relative alla compatibilità del sistema di payback con il diritto europeo. Il rinvio non equivale a una dichiarazione di illegittimità del meccanismo, ma apre un ulteriore passaggio giudiziario su una disciplina da tempo contestata dalle imprese.

Le possibili conseguenze sulle forniture sanitarie

Le due associazioni convergono nella critica al principio che impone ai fornitori di concorrere al ripiano degli sforamenti della spesa regionale per dispositivi già acquistati dalle strutture sanitarie.

Confindustria segnala possibili ripercussioni su investimenti, ricerca, occupazione e accesso alle tecnologie sanitarie. Conflavoro insiste soprattutto sull'esposizione finanziaria delle aziende di minori dimensioni. Si tratta di rischi prospettati dalle rappresentanze imprenditoriali, non di conseguenze già accertate.

Il confronto parlamentare dovrà affrontare sia la distribuzione degli oneri del payback pregresso sia la sostenibilità futura del sistema di acquisto dei dispositivi medici. Per le associazioni, il contributo statale e la dilazione dei versamenti non bastano a risolvere una controversia che coinvolge l'intera filiera sanitaria.

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