
Il Governo rivendica l'aumento dei finanziamenti alla sanità, ma le Regioni continuano a denunciare risorse insufficienti per sostenere i servizi e rispondere alla crescente domanda di assistenza. Al centro del confronto c'è la manovra 2027 e, soprattutto, la distanza tra gli stanziamenti previsti e il fabbisogno del Servizio sanitario nazionale. Il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato respinge le accuse di tagli e richiama la crescita del Fondo sanitario nazionale.
"Dire che ci sono stati dei tagli alla sanità mi sembra quantomeno ingeneroso rispetto a un governo qual è il nostro, che, mantenendo in equilibrio il bilancio, continua a investire in maniera forte nel finanziamento del Fondo sanitario nazionale, in discontinuità con quanto è avvenuto con i passati governi". È la posizione espressa dal sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, intervenuto il 3 novembre a Latina a margine di un evento.
Il rappresentante del Governo ha rivendicato un incremento di quasi 10 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale tra il 2025 e il 2027, confrontandolo con quanto stanziato negli anni dell'emergenza pandemica. "Per il biennio 2025-27, il fondo sanitario cresce di quasi 10 miliardi di euro, circa il doppio di quanto è cresciuto nel biennio 20-22, quando c'era il Covid e il Fondo sanitario cresceva di 5,4 miliardi di euro", ha dichiarato.
Fondo sanitario, la differenza tra aumenti e fabbisogno
Il confronto si concentra su due aspetti distinti: la crescita del Fondo sanitario in valore assoluto e l'adeguatezza delle risorse rispetto alle necessità del sistema. La legge di Bilancio 2027 prevede nuovi stanziamenti per circa 2,37 miliardi di euro nel prossimo anno, ai quali si aggiungono risorse già programmate dalle precedenti manovre. Il finanziamento complessivo dovrebbe così raggiungere 146,3 miliardi di euro.
Le Regioni avevano tuttavia richiesto oltre 18 miliardi aggiuntivi per il triennio 2027-2029, una cifra sensibilmente superiore ai 7,1 miliardi di nuove risorse previsti dalla manovra nello stesso periodo. La distanza riguarda la capacità di sostenere i costi del personale, garantire l'erogazione delle prestazioni e finanziare i servizi territoriali.
Anche la Fondazione Gimbe, nell'analisi pubblicata il 2 novembre, ha richiamato l'attenzione sulla differenza tra l'aumento nominale dei finanziamenti e il loro peso rispetto alla ricchezza nazionale. Secondo le previsioni riportate dalla Fondazione, il rapporto tra Fondo sanitario e Pil scenderebbe sotto il 6% dal 2028, nonostante la crescita degli stanziamenti in termini assoluti.
Le Regioni chiedono risorse per personale e servizi
Gemmato ha riconosciuto che le amministrazioni regionali possono avere necessità di maggiori finanziamenti, ma ha contestato l'interpretazione secondo cui la manovra comporterebbe una riduzione delle risorse. "Capisco che possa esserci da parte delle Regioni la necessità di un maggior finanziamento, ma non bisogna partire dal presupposto sbagliato che vi siano stati dei tagli, ma dal fatto che ci sono maggiori esigenze di cura nei confronti dei cittadini, dei quali noi ci dobbiamo fare carico e se ne dovrebbero fare carico anche le Regioni".
Le difficoltà segnalate dalle amministrazioni regionali riguardano soprattutto la sostenibilità dell'assistenza. L'aumento dei costi, l'invecchiamento della popolazione e la maggiore domanda di prestazioni rendono necessario finanziare non soltanto nuove attività, ma anche il funzionamento ordinario delle strutture sanitarie.
Tra le criticità emergono la disponibilità di personale, il contenimento delle liste d'attesa e l'attivazione dei servizi territoriali. L'assessore al Welfare della Lombardia, Guido Bertolaso, ha contestato l'adeguatezza delle risorse prospettate per la propria Regione, collegandole alle difficoltà di completare gli interventi sulle attese e di incentivare i professionisti a lavorare nel servizio pubblico.
Gemmato: non tutte le Regioni contestano la manovra
Il sottosegretario ha infine sottolineato che le posizioni delle amministrazioni regionali non sarebbero uniformi. Gemmato ha dichiarato di aver "registrato dichiarazioni di senso opposto da parte di altri assessori regionali, di altri presidenti di Regioni, che invece riconoscono l'enorme sforzo da parte del governo Meloni nel finanziare la sanità pubblica".
Il confronto resta dunque aperto anche all'interno delle amministrazioni territoriali, mentre la manovra prosegue il proprio percorso parlamentare. La questione centrale non è soltanto quanto cresce il Fondo sanitario, ma se l'incremento sarà sufficiente a garantire prestazioni, personale e continuità dell'assistenza. È su questo terreno che si misureranno le conseguenze concrete della legge di Bilancio per il Servizio sanitario nazionale.

Il voucher da 300 euro per gli anziani può alleggerire le spese sanitarie, ma apre una questione di fondo: finanziare i cittadini non equivale a potenziare i servizi.

Le Regioni chiedono 18 miliardi aggiuntivi in tre anni. Il sottosegretario conferma l'impegno del Governo, ma non indica ancora le risorse previste.

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