
Diabete, obesità, ipertensione e alterazioni dei lipidi non riguardano soltanto cuore e metabolismo: possono lasciare il segno anche sul fegato. L’accumulo di grasso nell’organo può infatti innescare nel tempo infiammazione e danni alle cellule, fino alle forme più avanzate della malattia. La malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, indicata con la sigla Masld, è stata tra i temi al centro del 31° Congresso nazionale della Società italiana di diabetologia.
Perché riguarda soprattutto chi ha il diabete
La Masld comprende diverse condizioni accomunate dalla presenza di grasso nel fegato e di uno o più fattori di rischio metabolico, come diabete di tipo 2, obesità, ipertensione e alterazioni dei livelli di grassi nel sangue.
Il legame con il diabete è particolarmente stretto. «Il problema Masld/Mash può interessare fino al 70% dei pazienti con diabete mellito e pertanto è una delle sfide quotidiane più rilevanti cui i servizi di diabetologia sono chiamati a fare fronte», commenta Riccardo Bonadonna, presidente eletto della Società italiana di diabetologia.
Dalla steatosi alla forma infiammatoria
Non tutte le persone con fegato grasso presentano lo stesso grado di malattia. Nella forma più semplice si parla di steatosi isolata: il grasso è presente, ma non ci sono prove significative di infiammazione o di danno alle cellule del fegato. In una parte dei pazienti, invece, la condizione può evolvere nella Mash, la steatoepatite associata a disfunzione metabolica. In questo caso il grasso non rappresenta più soltanto un deposito, ma è accompagnato da infiammazione e danno cellulare.
Quando compare la fibrosi
Con il passare del tempo può svilupparsi la fibrosi, cioè la formazione di tessuto cicatriziale. Questo processo altera progressivamente la struttura del fegato e può comprometterne la capacità di funzionare correttamente. Negli stadi più avanzati la malattia può arrivare alla cirrosi, con il rischio di insufficienza epatica e tumore del fegato. Per questo la diabetologia è chiamata non soltanto a riconoscere l’accumulo di grasso, ma soprattutto a individuare i pazienti nei quali il danno sta già progredendo.
Una malattia che può restare nascosta
La difficoltà principale è che il fegato grasso può avanzare senza dare segnali immediatamente riconoscibili. Una glicemia sotto controllo non esclude quindi la presenza di un problema epatico. Per chi convive con diabete di tipo 2 o con altri fattori di rischio metabolico, la salute del fegato diventa una parte importante della valutazione complessiva. Intercettare la malattia prima che compaiano fibrosi e cirrosi permette infatti di concentrare l’attenzione sui pazienti maggiormente esposti alla progressione del danno.

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