
La medicina non guarda più soltanto alla glicemia. Oggi punta ad anticipare l’evoluzione del diabete, riconoscere le persone maggiormente esposte alle complicanze e intervenire con trattamenti costruiti sulle caratteristiche individuali. Una trasformazione che coinvolge intelligenza artificiale, nuovi farmaci e strategie per prevenire le complicanze, ma che pone una domanda decisiva: come rendere queste opportunità disponibili a tutti? È il filo conduttore del 31° congresso nazionale della Società italiana di diabetologia che si è svolto a Rimini.
Anticipare, personalizzare e ampliare l’accesso alle cure
A indicare la direzione è la professoressa Raffaella Buzzetti, presidente della Società italiana di diabetologia (SID): «la diabetologia sta vivendo in questi anni una delle trasformazioni più profonde della sua storia. Ma a questa rivoluzione scientifica si accompagna una questione fondamentale: come garantire che i progressi della ricerca raggiungano davvero tutte le persone che ne hanno bisogno?».
Il programma scientifico, coordinato dal professor Andrea Natali con il contributo del coordinatore eletto professor Gian Paolo Fadini, ruota intorno a tre parole: anticipare, personalizzare e democratizzare.
«Anticipare significa riconoscere il rischio e intervenire prima che si producano danni irreversibili, possibilmente già nelle fasi che precedono il diabete conclamato», spiega la presidente Buzzetti. «Personalizzare vuol dire scegliere le terapie sulla base delle caratteristiche biologiche e cliniche della persona, delle complicanze e dei suoi bisogni. Democratizzare significa abbattere le barriere territoriali, economiche e organizzative che ancora oggi ostacolano l’accesso all’innovazione».
Intelligenza artificiale, un alleato che non sostituisce il medico
Può analizzare i dati raccolti dai sensori glicemici, prevedere le ipoglicemie, contribuire alla ricerca di nuovi bersagli terapeutici e individuare precocemente le persone maggiormente esposte alle complicanze. Al congresso, l’intelligenza artificiale è stata approfondita anche con Tadej Battelino dell’Università di Lubiana e indicato dalla SID tra i maggiori esperti internazionali di diabetologia.
Gli algoritmi, tuttavia, devono essere sottoposti a studi rigorosi, verifiche di sicurezza e valutazioni nella pratica clinica. «L’intelligenza artificiale può diventare un alleato straordinario del diabetologo, ma non deve e non potrà mai sostituirne il giudizio clinico. Il nostro compito, come società scientifica, è distinguere l’innovazione autentica dalle promesse non ancora dimostrate, promuovere la validazione indipendente degli strumenti e garantire che vengano utilizzati in modo sicuro, trasparente ed equo», osserva Buzzetti.
Obesità, l’obiettivo non è soltanto perdere peso
Le terapie basate sulle incretine, tra cui semaglutide e tirzepatide, hanno modificato le possibilità di trattamento dell’obesità e del diabete di tipo 2. La ricerca si sta ora concentrando sui cosiddetti multi-agonisti, sulle nuove formulazioni orali e sulle strategie in grado di preservare la massa muscolare e mantenere nel tempo i risultati raggiunti. «La cura dell’obesità è centrale anche nell’agenda del diabetologo e di certo non può essere ridotta a una gara a chi fa perdere più peso», sottolinea la presidente della SID. «Dobbiamo chiederci quanto di quel peso perso sia massa grassa, e quanta massa magra, ma anche e soprattutto quali benefici si possono ottenere sul cuore, sul metabolismo e sugli altri organi. L’obiettivo non è semplicemente dimagrire o controllare la glicemia, ma vivere più a lungo e meglio».
Proteggere cuore, reni e fegato
Le gliflozine e alcune terapie basate sulle incretine hanno esteso il proprio campo d’azione oltre il controllo dei livelli di glucosio, mostrando benefici cardiovascolari e renali. Cresce inoltre l’attenzione verso le malattie epatiche metaboliche, dalla MASLD, la malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica, alla MASH, la steatoepatite associata a disfunzione metabolica.
«Per molti anni abbiamo misurato il successo terapeutico soprattutto attraverso l’emoglobina glicata», ricorda Buzzetti «Oggi dobbiamo misurarlo anche in numero di infarti, scompensi cardiaci e progressione della malattia renale evitati, nella prevenzione delle complicanze e negli anni di vita in buona salute guadagnati».

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