
Circa il 6-7% delle gravidanze in Italia è complicato da una forma di diabete. La gestione, però, non si limita al controllo della glicemia durante i nove mesi: comincia prima del concepimento e prosegue anche dopo il parto. Le novità riguardano numerosi aspetti, dall’impiego del pancreas artificiale agli effetti delle temperature elevate, fino ai farmaci basati sul Glp-1 e alle conoscenze sui meccanismi biologici che influenzano la salute della madre e del bambino. A fare il punto è stata la Società italiana di diabetologia in occasione del suo 31° Congresso nazionale.
Programmare la gravidanza protegge madre e bambino
Arrivare al concepimento con valori glicemici adeguati è fondamentale, ma non è l’unico obiettivo. La donna deve essere preparata anche ai profondi cambiamenti metabolici che accompagnano la gestazione.
«Programmare una gravidanza significa non solo raggiungere valori glicemici adeguati, ma anche preparare la donna ad affrontare i profondi cambiamenti metabolici che caratterizzano la gestazione», spiega Elena Succurro, professoressa ordinaria di Endocrinologia all’Università Magna Graecia di Catanzaro e componente del Consiglio direttivo della Società italiana di diabetologia. Nonostante la sua importanza, soltanto il 30-40% delle donne con diabete programma il concepimento.
Farmaci Glp-1: perché serve cautela
Farmaci come semaglutide e tirzepatide, insieme agli altri agonisti recettoriali del Glp-1, hanno modificato il trattamento del diabete e dell’obesità. Durante la gravidanza, tuttavia, non sono attualmente raccomandati perché i dati disponibili sulla sicurezza per la madre e il feto non sono ancora sufficienti.
Il loro impiego prima della gestazione potrebbe comunque contribuire a migliorare le condizioni di salute in vista del concepimento. La terapia deve quindi essere valutata e pianificata con il medico, evitando interruzioni o modifiche autonome.
Il pancreas artificiale entra nella gestione della gestazione
Un ruolo crescente è riconosciuto alle tecnologie per il controllo del diabete. Nel caso del diabete di tipo 1, le linee guida della European Society of Endocrinology e dell’Endocrine Society suggeriscono l’impiego dei sistemi ibridi di somministrazione automatizzata dell’insulina, comunemente definiti "pancreas artificiale". Questi dispositivi regolano l’erogazione dell’insulina sulla base dei livelli di glucosio rilevati, ma durante la gravidanza devono essere utilizzati sotto la guida di un’équipe esperta.
Anche il caldo estremo può incidere
Tra i nuovi elementi presi in considerazione c’è anche l’esposizione alle temperature elevate. Alcuni studi osservazionali suggeriscono che il caldo possa essere associato a un aumento del 28% del rischio di diabete gestazionale, soprattutto in determinate fasi della gravidanza.
Il dato non dimostra un rapporto diretto di causa ed effetto, ma apre un nuovo campo di attenzione in un contesto segnato dall’aumento delle temperature e dalla maggiore frequenza delle ondate di calore.
Il rischio non termina dopo il parto
Quando la glicemia torna normale dopo la nascita del bambino, il problema può sembrare risolto. In realtà, una precedente diagnosi di diabete gestazionale resta un importante segnale per la salute futura per le donne perché «mantengono un rischio significativamente aumentato di sviluppare diabete di tipo 2 negli anni successivi», conclude Succurro. La gravidanza rappresenta quindi una fase decisiva per riconoscere precocemente il rischio metabolico e programmare controlli che proseguano anche negli anni successivi.

Può avanzare senza sintomi evidenti e riguarda da vicino chi convive con diabete di tipo 2, obesità, ipertensione o alterazioni dei lipidi. Nei casi più seri può evolvere fino alla cirrosi e al tumore epatico.

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