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Medico di seconda reperibilità condannato a 6 mesi di reclusione per aver rifiutato di visitare una paziente

Professione

Questi, giunto in ospedale, dopo avere visitato la paziente, dispose procedersi a terapia di mantenimento con applicazione di un sondino che favorisse la risoluzione spontanea del blocco intestinale, e lasciò il presidio ospedaliero.
Essendosi aggravato il quadro clinico della paziente egli venne richiamato altre due volte per rivalutare il caso ma in entrambi i casi non aderì alla richiesta di intervento, rimandando ogni valutazione al giorno successivo.
Venne, a questo punto, contattato il primario chirurgo che sottopose la paziente ad intervento con esito positivo. Ciò nondimeno dopo qualche giorno la paziente morì.

La Sentenza (Cassazione Penale, Sez. VI, n. 48379 del 30 dicembre 2008)

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Il chirurgo in servizio di reperibilità, chiamato dal collega già presente in ospedale che ne sollecita la presenza in relazione ad una ravvisata urgenza di intervento chirurgico, deve recarsi subito in reparto e visitare il malato.
L’urgenza ed il relativo obbligo di recarsi subito in ospedale per sottoporre a visita il paziente vengono a configurarsi in termini formali, senza possibilità di sindacato a distanza da parte del chiamato.
Ne consegue che il rifiuto penalmente rilevante si consuma con la violazione del suddetto obbligo e la responsabilità non è tecnicamente connessa all'effettiva ricorrenza della prospettata necessità ed urgenza dell'intervento chirurgico.

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