
Le differenze di erogazione dei nuovi farmaci biologici antitumorali non sono solo a livello dei paesi Ue ma in Italia tra le Regioni. Per i pazienti francesi, spagnoli e austriaci l'accesso ai nuovi farmaci anticancro è veloce e completo. Non è così per gli inglesi e per i cittadini dei Paesi nuovi entrati nell'Unione europea, come Polonia e Ungheria. Lo rivela uno studio svedese presentato al Congresso della Società Europea di Oncologia (ESMO) di Stoccolma e lo denuncia, per la parte italiana, un oncologo dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. ''L'Italia in Ue occupa una posizione a parte - secondo Luca Gianni, direttore dell'Oncologia Medica I dell' Istituto Tumori di Milano - in quanto i nuovi farmaci approvati dall'agenzia europea (EMEA) da noi entrano sì in un tempo relativamente breve nel prontuario, e in modo corretto, ma la frammentazione della Sanità in tanti erogatori regionali, fa sì che gli abitanti di una regione possano avere trattamenti diversi anche rispetto a quella limitrofa''. La causa di queste differenze in Europa, secondo lo studio presentato da Nils Wilking del Karolinska Institutet di Stoccolma, sta nel costo molto alto dei medicinali che rappresenta così una delle principali barriere per l' accesso ai nuovi farmaci antitumorali. ''Quello dell'accesso ai farmaci è un grande problema - dice il professor Gianni - di natura economica e politica. In Europa il limite è rappresentato dalle indicazioni all' utilizzo del farmaco scritte nel foglietto illustrativo, ma ogni Paese le interpreta a suo modo''. L'oncologo milanese spiega che la Francia applica criteri accelerati, affidando a un panel di esperti la valutazione del costo/beneficio di un farmaco e di conseguenza la decisione se rimborsarlo o meno.




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