Le regole di accesso ai farmaci bilogici antitumorali cambiano di regione in regione.
Le differenze di erogazione dei nuovi farmaci biologici antitumorali non sono solo a livello dei paesi Ue ma in Italia tra le Regioni. Per i pazienti francesi, spagnoli e austriaci l'accesso ai nuovi farmaci anticancro è veloce e completo. Non è così per gli inglesi e per i cittadini dei Paesi nuovi entrati nell'Unione europea, come Polonia e Ungheria. Lo rivela uno studio svedese presentato al Congresso della Società Europea di Oncologia (ESMO) di Stoccolma e lo denuncia, per la parte italiana, un oncologo dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. ''L'Italia in Ue occupa una posizione a parte - secondo Luca Gianni, direttore dell'Oncologia Medica I dell' Istituto Tumori di Milano - in quanto i nuovi farmaci approvati dall'agenzia europea (EMEA) da noi entrano sì in un tempo relativamente breve nel prontuario, e in modo corretto, ma la frammentazione della Sanità in tanti erogatori regionali, fa sì che gli abitanti di una regione possano avere trattamenti diversi anche rispetto a quella limitrofa''.
Presentati da Johnson & Johnson in occasione della Digestive Disease Week di Washington i risultati dei tre studi registrativi sul trattamento di colite ulcerosa e malattia di Crohn
Via libera da Aifa, riduce i sintomi intestinali senza l'uso di steroidi
Lo studio sperimentale di fase III è stata la più ampia sperimentazione sulla fibrosi polmonare idiopatica (IPF) ad oggi mai condotta, in corso presso circa 400 centri e in oltre 30 Paesi
Lo rivela la prima analisi globale sull'argomento pubblicata sulla rivista The Lancet e condotta dal Global Research on Antimicrobial Resistance (Gram) Project
Il decreto approvato dal Senato interviene sugli acquisti dei farmaci senza concorrenza e accelera sulla telemedicina. Ma tra accesso e gestione della terapia resta uno scarto
Via libera nel Lazio agli inibitori Pcsk9 in farmacia. La scelta va nella direzione indicata dal sottosegretario Gemmato, ma riapre il tema dell’equità tra territori
Uno studio dell’Università di Padova individua nuovi meccanismi per farmaci più selettivi, puntando su un recettore “parente” degli oppioidi ma con funzioni proprie
Commenti