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“La cardiologia italiana: quale futuro?”

Cardiologia

Una delle principali criticità della cardiologia italiana riguarda innanzi tutto il problema delle risorse. Se è vero che le malattie cardiovascolari continuano ad essere anche nel nostro Paese la causa principale di morte e di invalidità, gli investimenti in termini di prevenzione, innovazione tecnologica, cura e riabilitazione dovrebbero essere significativamente diversi. Oggi in cardiologia si ha la disponibilità di interventi terapeutici (angioplastica, defibrillatori, pacemaker per lo scompenso) in grado di modificare in misura importante la prognosi e la qualità di vita dei pazienti. Si tratta di procedure costose, che tuttavia, quando sono utilizzate con appropriatezza risultano associate a un favorevole rapporto costo-efficacia: tutto questo nella certezza che il servizio sanitario nazionale nasce e si evolve sulla figura e nell’interesse del paziente e della collettività (articolo 32 della Costituzione). Un altro punto problematico è rappresentato dall’identità del cardiologo che oggi molti tendono a delimitare in “superspecialista di procedure tecnologiche”.

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La recente tendenza alla frammentazione della cardiologia in “superspecialità” tecnologiche rappresenterebbe un pericoloso ritorno al passato, a scapito, in primo luogo dei pazienti. L’ipotesi emergente, in alcune Regioni di una riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera secono il modello di intensità di cura, se non viene governata può seriamente minare la specificità e la qualità dell’assistenza cardiologica del paziente con patologia cardiovascolare acuta. Il sistema delle reti cardiologiche integrate e il Dipartimento cardiovascolare sembra, invece, essere modello organizzativo più congruente per evitare costose duplicazioni di servizi e allo stesso tempo offrire equità di assistenza cardiologica al paziente che afferisce in qualsiasi punto della rete indipendentemente dal livello di complessità del singolo presidio ospedaliero.
Cardiologia
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