
A questo punto si iniettano in questo 'scheletro' del cuore milioni di cellule staminali prelevate dal paziente, e lo si mette in un ambiente adatto alla crescita. Questa tecnica, spiegano gli esperti guidati da Doris Taylor, ha già funzionato con cuori di topo e maiale, che hanno iniziato a battere anche se con un ritmo superiore del 20% al normale, e ora ci si aspetta lo stesso dagli otto prototipi umani del laboratorio di Minneapolis: "I cuori che stiamo 'coltivando' stanno crescendo bene, e ci aspettiamo i primi battiti nelle prossime settimane - spiega l'esperta - ci sono ancora diversi ostacoli da superare prima di avere un organo pienamente funzionante, ma un giorno sarà possibile costruire un organo pronto per il trapianto". L'idea di utilizzare lo 'scheletro' di collagene potrebbe far superare i problemi derivanti dalla grande complessità dell'organo: "Probabilmente è proprio la struttura che indica alle staminali mesenchimali in quale tessuto trasformarsi - spiega Federica Sangiuolo, genetista dell'università Tor Vergata di Roma - questa tecnica ormai è seguita da diversi gruppi nel mondo, ed è molto promettente: se si riuscisse a creare un organo funzionante si supererebbe il problema del rigetto, perché la struttura di base è inerte, mentre le staminali utilizzate provengono dallo stesso paziente da trapiantare". Anche se gli stessi ricercatori avvertono che serviranno ancora molti anni prima di avere a disposizione un organo da trapiantare creato in laboratorio, la ricerca in questo campo fa passi da gigante: lo scorso dicembre, ad esempio la rivista Nature ha pubblicato i risultati di uno studio su un polmone di topo cresciuto nello stesso modo, e che una volta impiantato ha funzionato per due ore.




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