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Farmaci biosimilari, libertà di scelta del medico

Farmaci biosimilari, libertà di scelta del medico
Farmaci

L'Autorità, in una segnalazione al Parlamento, ha sottolineato che le strutture sanitarie pubbliche debbano predisporre gare per l'acquisto di medicinali a lotto unico, mettendo dunque in concorrenza i farmaci biologici e quelli biosimilari. "Perché la libertà prescrittiva del medico - osserva Sidoli - venga effettivamente tutelata e non compressa, occorre avviare una riflessione approfondita sul sistema delle gare a lotto unico indicate dall'Autorità". Il presidente di Assobiotec sottolinea in proposito che "il concetto di bioequivalenza non è mai riferibile ai farmaci biologici. Ciò a causa della peculiarità del processo produttivo di un farmaco biologico, rispetto ad un tradizionale farmaco di sintesi chimica, tanto che un biologico, non potendo rappresentare una copia esatta del farmaco di riferimento, viene indicato come simile - ma non identico - all'originator. Di qui la necessità di ripensare al tema delle gare a lotto unico, perché basate su un concetto del tutto erroneo di presunta equivalenza". Secondo Sidoli, l'opportunità che offre infatti l'arrivo sul mercato dei biosimilari non va sottovalutata, ma va gestita con attenzione. Sarebbe pertanto utile aprire al piú presto un Tavolo di confronto tra tutte le parti coinvolte". In Italia a 3 anni dall'introduzione in commercio dei farmaci biosimilari solo 1 paziente su 1.000 viene curato con epoetina biosimilare, e solo 5 su 100 con filgrastim biosimilare, al contrario di quanto avviene in altri Paesi, come Francia, l'Inghilterra o la Germania, dove 4 pazienti su 10 assumono l'epoetina biosimilare e quasi 1 su 3 viene trattato con il biosimilare di filgrastim.

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E' quanto afferma una nota di Teva Italia, che sottolinea le resistenze italiane al loro utilizzo e aggiunge che "questi farmaci, a parità di efficacia, qualità e sicurezza, costano anche il 30% in meno rispetto agli originatori, garantendo un risparmio significativo per i Sistemi Sanitari". "Se guardiamo i dati di utilizzo in Italia - spiega Sandro Barni, Direttore Oncologia Medica dell'Azienda Ospedaliera Treviglio-Caravaggio - ci rendiamo conto che l'oncologo non ha ancora pienamente accolto l'introduzione dei farmaci biosimilari ad oggi in commercio, ossia i fattori di crescita per i globuli bianchi e per i globuli rossi". A questo proposito, aggiunge l'esperto, "non si dimentichi che i biosimilari sono farmaci 'nuovi' sui quali, nel nostro Paese, non esiste ancora un'esperienza clinica diffusa. Si può dunque pensare - conclude - che il ritardo di introduzione sia dovuto non solo a dubbi sulla sicurezza di tali farmaci, peraltro garantita dagli organismi di controllo europei, ma anche alla legittima necessità del clinico di poter scegliere i farmaci in base alla propria esperienza".
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