
Dal rapporto, presentato a Roma, emerge che il 75% delle imprese si concentra in sei regioni italiane: Lombardia (12), Piemonte (37), Veneto (31), Lazio (30), Toscana (30) ed Emilia Romagna (26), e che il numero degli addetti impiegati in queste imprese è rimasto stabile con oltre 52mila persone, l'80% delle quali tra multinazionali e imprese del farmaco italiane e il 20% tra imprese pure biotech (11%) e altre biotech italiane. Un settore che cresce e che investe molto in ricerca e sviluppo se si pensa che lo scorso anno le risorse impiegate ammontavano a 1,76 miliardi di euro. Se le imprese dedicate alla salute, cosiddette "red biotech" sono la maggior parte (246), si registra una crescita anche delle "green biotech", dedicate all'agroalimentare (49); delle imprese concentrate sulla Gpta (genomica, proteomica, tecnologia abilitanti); delle "white" che sviluppano e producono nel campo delle biotecnologie industriali (21) e di quelle la cui attività si esplica in più campi di applicazione, le cosiddette "multi core" (79), la cui quota ha fatto registrare un aumento particolarmente significativo, passando dal 6% al 21%. Il comparto biotecologico, è emerso nel corso della presentazione del rapporto, vede inoltre crescere significativamente la propria capacità di innovare, come dimostrano i 237 prodotti a scopo terapeutico in sviluppo (82 dei quali in fase preclinica e 155 in fase di sviluppo clinico) che trovano applicazione terapeutica nelle aree dell'oncologia (35% dei prodotti), della neurologia (14%), dell'infiammazione e delle malattie autoimmuni (12%).




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