
Per questo, continua l'Alt, la Food and Drug Administration ha invitato "i medici ad essere prudenti nel prescrivere le pillole che contengono questa molecola e a mettere in guardia le proprie pazienti affinché non sottovalutino sintomi sospetti come dolore e gonfiore alle gambe o alle braccia, difficoltà di respiro, dolore al torace e comparsa di vene molto dilatate sull'addome. Per le donne l'invito al momento è di non sospendere la pillola che stanno assumendo, ma di rivolgersi al proprio medico per valutare l'eventuale sostituzione del farmaco con un altro altrettanto efficace, segnalando subito eventuali sintomi sospetti". "Le pillole contraccettive di nuova generazione - ricorda la presidente di Alt, Lidia Rota Vender - vengono definite combinate perché contengono estrogeni e progestinici. In tutti i casi è l'azione sinergica di questi ormoni che consente di prevenire in maniera efficace la gravidanza, ma sul mercato esistono pillole con formulazioni e molecole molto diverse e sempre nuove, tra cui l'ultimo nato, il drospirenone, che ha aperto l'era delle pillole di terza generazione. Sappiamo già che tutte le pillole anticoncezionali, così come tutte le terapie a base di ormoni, possono aumentare la tendenza del sangue a coagulare e quindi la probabilità che si formi un trombo, cioè un coagulo di sangue inopportuno, ma non per tutti i farmaci il rischio è il medesimo e questi studi lo dimostrano".La coagulazione, prosegue l'Alt, è un processo fisiologico normale ed essenziale per il nostro organismo perché consente di fermare un'emorragia, guarire infiammazioni o curare ferite. Ognuno di noi coagula secondo i codici ereditati dai propri genitori: alcuni ereditano un sangue che coagula 'troppo', altri un sangue che coagula meno del dovuto. Ma alcuni fattori, come il sovrappeso, il fumo, il diabete, il colesterolo alto, terapie ormonali e la gravidanza, possono interferire con questo processo, confondendo il sangue e facendolo coagulare in modo improprio. Altre situazioni che aumentano il rischio di trombosi sono gli interventi chirurgici, l'allettamento prolungato per una malattia infiammatoria grave soprattutto se febbrile, le fratture degli arti e addirittura unlungo volo aereo in posizione scomoda. Il rischio aumenta in funzione di quanti fattori sono presenti: maggiore è il numero dei fattori concomitanti, maggiore è il rischio.
I trombi si possono formare ovunque, nelle vene delle gambe, delle braccia, del cervello, delle ovaie o dell'intestino. Un trombo può sciogliersi spontaneamente, ma può anche estendersi all'interno della vena risalendo verso il cuore, può frammentarsi e liberare nel sangue emboli che arrivano al polmone e provocare un'embolia polmonare. "Ognuno di noi può valutare, almeno in maniera preliminare - precisa Rota Vender - il proprio rischio di trombosi, analizzando la storia della propria famiglia e guardandosi allo specchio con onestà. Rischia di più chi ha già avuto una trombosi, chi ha un famigliare consanguineo che ha già sofferto di questa patologia e chi ha più fattori di rischio contemporaneamente. Non indossare biancheria o indumenti stretti all'inguine o al ginocchio, non accumulare grasso sull'addome, non sottovalutare i sintomi che possono indicare una trombosi iniziale e la riduzione dei fattori di rischio evitabili sono le armi che abbiamo a disposizione per permettere a ognuno di prevenirla e al medico di diagnosticarla e di curarla con gli efficaci farmaci oggi a disposizione".




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