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Censis, il nome commerciale del farmaco aiuta i pazienti. Molti pagano di più per avere il prodotto di marca, c’è troppa pressione economica sulle prescrizioni

Farmaci

I cittadini associano farmaco e nome commerciale, facendo di quest’ultimo il principale fattore identificativo, pur nella consapevolezza che esistono altri medicinali equivalenti, magari con un costo inferiore. Sono più informati sull’esistenza di farmaci equivalenti gli anziani (il 78% ne è a conoscenza) dei giovani (59,1%), i residenti al Centro (77,2%) rispetto a quelli del Sud (74,5%). Se il nome commerciale del farmaco identifica il proprio medicinale non sorprende che una quota elevata di cittadini sia pronta a pagare di più per averlo.

Farmaco di marca. Quasi il 45% degli italiani dichiara che nell’ultimo anno gli è capitato di pagare una differenza di tasca propria per avere un farmaco di marca piuttosto che quello fornito dal Servizio sanitario con lo stesso principio attivo ma a un costo inferiore. Ad averlo fatto sono soprattutto gli anziani (oltre il 54%), le donne (quasi il 49%) e più ancora le persone con un pessimo stato di salute (il 70,6%).  Proprio l’identificazione del farmaco con il nome commerciale spiega perché si genera disagio nei cittadini se cambiano aspetti del farmaco assunto abitualmente relativi al nome (73%), alla confezione (oltre il 57%), al colore (54,2%) e alla forma della compressa (50,7%). Il disagio per l’eventuale cambiamento del nome è più forte tra gli anziani (oltre il 79%), gli uomini (oltre il 73%) e le persone con un pessimo stato di salute (quasi il 71%). 

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Rischio confusione. Alto è anche il rischio di confusione, in particolare per gli anziani. Il 30% degli italiani dichiara che si potrebbe confondere se il farmacista gli consegnasse un medicinale contenente lo stesso principio attivo di quello che prende solitamente ma con una confezione diversa o un nome differente. Il rischio di confusione è molto più alto tra gli anziani (oltre il 39%) e le donne (quasi il 28%): si tratta di un’area vasta e con una consuetudine di rapporto con i farmaci anche quotidiana.  E se un cambiamento del farmaco deve esserci, il medico è il solo garante. In caso di sostituzione per ragioni economiche di un farmaco normalmente utilizzato, il 61% dei cittadini dichiara che non gli provoca disturbo se è il medico a farlo, il 16,6% se è il farmacista, mentre più del 22% è contrario (6,9%) oppure infastidito (15,5%). Ferma restando la centralità della fiducia nel medico per tutti i cittadini, si constata una maggiore avversità al cambiamento del farmaco per ragioni economiche da parte degli anziani (quasi il 28% è contrario o ne è disturbato), delle donne (oltre il 25%) e delle persone con un pessimo stato di salute (oltre il 29%). Il 77,4% dichiara di essere a conoscenza delle nuove norme sulle prescrizioni, del fatto cioè che il medico di medicina generale deve indicare sulla ricetta il nome del principio attivo. Quasi il 63% è a conoscenza del fatto che, in caso di patologia cronica per la quale il paziente era già in cura al momento dell’entrata in vigore della norma, il medico può continuare a prescrivere il farmaco con il nome commerciale che prescriveva in precedenza.

Gli anziani più informati. E sono più informati gli anziani rispetto ai giovani, le donne rispetto agli uomini. Il 66,7% dichiara di aver già sperimentato la modalità della prescrizione con principio attivo. Di questi, il 19,9% per una nuova patologia, l’80,4% per patologie per le quali erano già in cura. Secondo i cittadini, attualmente c’è troppa pressione economica sulle scelte prescrittive a causa delle manovre di bilancio pubblico e dell’entrata in vigore delle nuove norme. Oltre il 47% degli italiani ritiene che ci sia stato un aumento del peso del fattore economico sull’attività prescrittiva dei medici negli ultimi dodici-diciotto mesi, il 36,4% ritiene che sia rimasto inalterato, il 6,2% che sia diminuito, mentre il 10% non ha opinioni al riguardo.

Spesa pubblica. D’altro canto, per il 77% le esigenze di ridurre la spesa pubblica per i farmaci pesano molto o abbastanza sull’attività prescrittiva e oltre il 61% registra un aumento della spesa di tasca propria per l’acquisto di farmaci. Emerge evidente nella percezione collettiva che c’è una pressione dall’alto per tagliare la spesa pubblica che condiziona medici, pazienti e rischia di incidere sulla qualità delle prescrizioni. Ma gli interventi sulle modalità di prescrizione e di accesso ai farmaci cozzano con la personalizzazione del rapporto dei cittadini con il farmaco, che passa anche per la consuetudine, spesso quotidiana, a prendere un determinato farmaco reso riconoscibile da nome commerciale, confezione, forma e colore del medicinale stesso.

Il commento di Farmindustria.  ''La ricerca del Censis fa chiarezza su alcuni aspetti importanti, e cioe' che la maggior parte degli italiani associa il farmaco al nome commerciale, e che conosce gli equivalenti e le nuove norme di prescrizione sul principio attivo: questo significa che sanno scegliere''. Cosi' Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, commenta i risultati della ricerca del Censis sui farmaci. Dati che fanno ribadire, ancora una volta, a Farmindustria il suo giudizio negativo sulla norma che ha imposto l'obbligo di prescrizione dei farmaci per principio attivo. ''Questa norma non ha risparmiare il Ssn - osserva - perche' il sistema sanitario paga il prezzo di rimborso. Si e' detto che lo si faceva per far conoscere i farmaci equivalenti, ma questa ricerca dimostra che gli italiani li conoscono, e nonostante questo, molte volte preferiscono il farmaco di marca. Se cio' avviene, non e' un problema nostro''.  Secondo il presidente di Farmindustria, la norma come era nel decreto liberalizzazioni ''andava bene, ma in quest'ultima formulazione no, perche' crea disagio e confusione tra i cittadini - conclude - Mi chiedo perche' se i cittadini possono scegliere tra prodotti di marca e non, in tutti i settori merceologici, cio' non possa avvenire anche per il farmaco''.
 

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Farmaci
Commenti
EC
Enzo Caruso
I soldi finiscono nel foraggiare amici di amici di amici che ricoprno posizioni di rilevo in sanità ( Direttori Generali ,Primari compiacenti etc) e poi sichiede ai Medici di risparmiare pochi centisimi nella scelta di un farmaco meno costoso ( ma bioequivalnete mi chiedo ???)
Rispondi
15/11/2012 18:10
VC
Vincenzo Contursi
Il mercato del farmaco generico in Italia appare inquinato da prodotti di dubbia qualità e da interessi non sempre trasparenti: l'esistenza sul mercato italiano di non si sa più quante "Aziende" del farmaco generico rispetto alle sole 4 o 5 degli altri paesi europei, la dice lunga... la "scontistica" selvaggia con cui molte aziende ghermiscono le attenzioni dei farmacisti, non tutelano adeguatamente il paziente, esposto a mere logiche di mercato e non a scelte di qualità. La scelta del "brand" è una logica conseguenza, rispetto a prodotti "equivalenti" che, se non danno effetti indesiderati, spesso hanno semplicemente una minore efficacia terapeutica.
Rispondi
15/11/2012 17:27
DC
Daniele Corti
Non posso non esere d'accordo con il collega Collini. Che la piantino di fare leggi idiote x confondere di più la gente e per perdere tempo inutilmente. Si dedichino a vedere dove veramente vengono buttati i soldi pubblici: volete un esempio: La guardia medica: non c'e' nessuno che esca a visitare. Vengono date sempre informazioni telefoniche e la conversazione finisce con il classico"se non le passa vada in Pronto Soccorso". Quanto ci costa una telefonata?
Rispondi
15/11/2012 15:16
PC
Pietro Antonio Collini
Ovvio, solo gli incompetenti potevano pensare il contrario!
Rispondi
15/11/2012 13:57

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